Addio cecità: l’occhio bionico non è più un mito

Sicuramente non avrà l’aspetto di un VR 3D come nella foto, ma va bene così.

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In un mondo dove la tecnologia fa passi da gigante a ritmi sempre più sostenuti (“il web è la nuova high street degli acquisti” per maggiori info al riguardo), non poteva mancare una notizia del genere.

Si stima che in Italia ci siano circa 116.932 persone affette da cecità totale secondo quanto risulta dai dati INPS risalenti al 2017.

Se volete consultare il report INPS e dare un’occhiata anche alla tabella regione per regione cliccate qui e sarete reindirizzati alla pagina dedicata nel sito del governo.

In questo articolo della rubrica #tempolibero360° parleremo dello studio ancora in atto in Australia che ha come obiettivo restituire la vista a chi l’ha persa con l’aiuto della tecnologia. Entrate nel nostro gruppo facebook greenStuff.blog/community e seguici sui nostri canali social

La vista è uno dei sensi su cui facciamo più affidamento, anche adesso che state leggendo l’articolo la utilizzate. Scommetto che non avreste mai pensato che lo scrivessi, nemmeno io ma evidentemente sono impazzito insieme ai miei compagni d’avventura (ci tengo a sottolineare insieme a loro) di greenStuff.blog.

Insomma la cecità è una brutta bestia e scherzi a parte, non vorremmo che capitino altre situazioni spiacevoli causate dalla non-vista di qualcuno come nella GIF sotto.

Seriamente, cominciamo l’articolo.

L’Australia’s Monash University di Melbourne negli ultimi dieci anni ha lavorato sodo per riuscire in quello che all’epoca (ed in parte anche oggi) veniva considerato impossibile, restituire la vista a chi l’ha persa.

In realtà oggi non è proprio così difficile da immaginare, lo si può fare immaginando una tecnologia ignota che magari potrebbe essere realtà solo fra 50 o 60 anni.

La realtà questa volta ha superato la fantasia, l’occhio bionico sarà pronto molto prima.

Lo studio che unisce la tecnologia miniaturizzata degli smartphone con dei micro-elettrodi impiantati nel cervello, è molto più che in fase concettuale, sono già stati effettuati infatti diversi test pre-clinici su animali come le pecore con dei risultati molto incoraggianti e adesso il team Australiano si prepara per la sperimentazione di questo innovativo device direttamente sull’uomo.

Non ci troviamo particolarmente entusiasti della sperimentazione su animali, ma la realtà oggi purtroppo è ancora questa. La maggior parte dei medicinali che assumiamo quotidianamente ad esempio sono stati testati su animali, la tecnologia dovrebbe intervenire anche su questo, facendo evolvere un procedimento divenuto oramai obsoleto, ma che è sempre stato crudele. Qualcosa comunque si sta muovendo, ne parleremo prossimamente.

Questa tecnologia sarebbe in grado di bypassare i nervi ottici danneggiati che sono spesso la causa del problema ipovisivo, traducendo le informazioni ottenute dalla telecamera ed interpretandole con l’aiuto di un video-processore e di un software personalizzato. Le immagini così, prima catturate e poi processate saranno inviate via wireless ai mini-elettrodi posti nel cervello umano che trasformeranno così i dati dell’immagine in impulsi elettrici “commestibili” per il cervello umano ottenendo una percezione della vista che gli esperti dicono possa essere simile alla vista naturale.

Potete andare a dare un’occhiata alla fonte cliccando qui. (articolo in lingua inglese)

Quanto tempo passerà prima che questa tecnologia sia disponibile? E’ ancora troppo presto per dirlo, considerate il fatto che nonostante siano già pronti per la sperimentazione umana, questa ancora non è cominciata (anche se lo sarà a breve).

Le implicazioni di questa tecnologia sono comunque molto interessanti, soprattutto per l’utilizzo della tecnologia da smartphone e cioè l’utilizzo di microcamere e processori che lavorano in simbiosi con il nostro corpo che potrebbe segnare veramente un punto di svolta nella medicina moderna.

Non mancano però gli scettici e chi storce il naso al riguardo, motivazioni religiose a parte, c’è chi vede l’atto d’impiantarsi nuovi “hardware” come l’inizio della fine del genere umano, di quest’opinione comunque sia i conservatori che i transumanisti, che invece si augurano un’evoluzione cibernetica e l’ibridazione del corpo con parti artificiali destinate a migliorare le prestazioni che la natura ha progettato nel corso di millenni.

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