SMARTWORKING – cosa si cela dietro la parola più in voga del momento

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Con il lockdown che ha cambiato profondamente le nostre vite e le nostre abitudini, sono arrivati anche i problemi legati all’economia che per un po’ si è quasi fermata.

Con la maggior parte delle attività ferme tranne quelle di prima utilità, un po’ tutti noi ci siamo ritrovati rinchiusi in casa, se questo non bastasse poi la cassa integrazione faticava ad arrivare a destinazione e la situazione è stata veramente molto drammatica per moltissime persone.

So che non dovrei rigirare il coltello nella piaga, ma è una premessa necessaria.

In questo numero della rubrica #mondolavoro360° parleremo di cosa vuol dire la parola smartworking e perché è sulla cresta dell’onda da quando è iniziata l’emergenza Covid. Unisciti alla nostra community su facebook entrando nel nostro gruppo greenStuff.blog/community e segui i nostri canali social:

Alcuni hanno pulito casa come fosse una sala operatoria, altri hanno comprato puzzle che hanno poi appeso alle pareti di casa e ora non si ricordano più di che colore era il muro, altri ancora hanno dormito giorno e notte, qualcuno usciva a cantare dai balconi.

Una schiera di persone silenziose invece ha continuato a lavorare da casa.

Esistono due tipologie di lavoro, il lavoro manuale e quello intellettuale.

Quello manuale per forza di cose è stato interrotto se non indispensabile, mentre quello intellettuale no! Il perché è intuitivo, per quello intellettuale ti serve un cervello, delle conoscenze e… un pc (con connessione ad internet ma oggi chi non ce l’ha?).

I pro e contro dello smartworking

Le opinioni sul web cambiano come la marea su questo termine: prima si, poi no, poi ancora si, poi forse; come mai tanti dubbi e tante perplessità?

In Italia si vocifera in realtà di smartworking da tempo, senza mai però parlarne veramente se non quando si è stati costretti la scorsa primavera, (il classico approccio Italiano).

Analizziamo così i pro e i contro di una forma di lavoro con cui pare ci dovremo convivere forzatamente ancora per un po’ (non si sa quanto, forse per sempre).

I pro:

  • Si può lavorare anche durante una pandemia mondiale;
  • Con smartworking s’intende la possibilità di lavorare in remoto, ma questo remoto non per forza deve essere la propria abitazione, può essere un parco, una spiaggia, un bel panorama da sfondo desktop insomma che sia d’ispirazione;
  • Se il capo non guarda, una o due pause caffè in più si possono pure fare;
  • Non si affrontano affrontano le spese per gli spostamenti per dirigerti in ufficio;
  • Non si affrontano nemmeno le spese del pranzo fuori;
  • Si risparmia molto tempo, sia ad andare che a ritornare dall’ufficio.

I contro:

  • Chi ha sentito la mancanza di libertà durante il lockdown mentre era a casa senza lavorare deve sapere che lavorare e vivere nello stesso posto senza poter uscire è psicologicamente ancora più duro da sostenere. Assomiglia a casa, ma odora di ufficio;
  • La produttività cala, le cause probabilmente risiedono nel fatto che lo scambio di opinioni fra colleghi, le continue interazioni ed i feedback che si verificano in ufficio e anche la presenza del “capo” che supervisiona sono elementi importanti che è impossibile replicare con efficacia in videoconferenza;
  • La burocrazia Italiana in molti casi frena e ingarbuglia il lavoro in modalità smartworking, cosa che per esempio non accade in paesi come l’UK;
  • Si possono raggiungere livelli di stress fino a 3 volte superiori rispetto all’ufficio.
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Considerando questo periodo, l’augurio è comunque che si risolvano i piccoli problemi legati ancora alla fase di transizione del lavoro in modalità remoto che pur non essendo ideale, rappresenta una soluzione valida alla completa paralisi economica. Certo, si può migliorare e si può cercare di alleviare lo stress ed il malumore che la prolungata assenza dall’ambiente lavorativo può provocare, ma comunque è sempre meglio soffrire un po’ e guadagnarsi lo stipendio piuttosto che aspettare una cassa integrazione che non si sa mai quando arriverà…

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