L’inquinamento in Siberia, e le sue ripercussioni globali

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Sta diventando cronaca di tutti i giorni o quasi purtroppo, di danni per inquinamento se ne registrano sempre più e sempre più dannosi per l’ecosistema. L’ultima notizia, arriva dalla Siberia, vicino al circolo polare artico.

In questo articolo parleremo di uno studio recente svoltosi in Siberia (Russia), dove attraverso lo studio della “salute” degli alberi è emerso uno scenario agghiacciante dalle possibili conseguenze su larga scala. Unisciti alla nostra community di facebook, greenstuff.blog/community e segui i nostri social:

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Un team internazionale di ricercatori, guidato dall’Università di Cambridge, ha combinato le misurazioni della larghezza degli anelli e della chimica del legno da alberi vivi e morti con le caratteristiche del suolo e la modellazione al computer per dimostrare che il danno causato da decenni di estrazione di nichel e rame non ha solo devastato la zona ambienti, ma ha anche influenzato il ciclo globale del carbonio.

Norilsk, nella Siberia settentrionale, è la città più settentrionale del mondo con più di 100.000 persone e uno dei luoghi più inquinati della Terra. Dagli anni ’30, l’estrazione intensiva dei massicci depositi di nichel, rame e palladio della zona, combinata con poche normative ambientali, ha portato a livelli di inquinamento gravi. A questo si aggiunge una fuoriuscita di petrolio nel maggio 2020 che ha aggravato ancor di più una situazione già tragica.

Basta recarsi a Norilsk infatti per notare come l’estrazione dei metalli citati sopra ha letteralmente fatto morire la foresta nel raggio di 100 chilometri.

La cosa più grave è che le emissioni degli impianti presenti nella zona hanno creato uno strato molto spesso di CO2 che impedisce ad una buona parte di raggi solari di penetrare fino al suolo, facendo così ammalare anche gli alberi rimasti in vita che non godendo di sufficiente luce solare non riescono ad ottimizzare il processo di fotosintesi che aiuterebbe a diminuire i livelli di carbonio presenti nell’aria. Un triste circolo vizioso.

Lo strato di CO2 vicino l’artico infatti, non riesce a disperdersi nell’atmosfera, rimanendo quindi li fermo a causa delle particolari correnti d’aria che si verificano normalmente nelle zone artiche, ed alimentando così questo processo malato.

“Possiamo vedere che gli alberi vicino a Norilsk hanno iniziato a morire in maniera massiccia negli anni ’60 a causa dell’aumento dei livelli di inquinamento, poiché l’inquinamento atmosferico nell’Artico si accumula a causa di schemi di circolazione su larga scala, abbiamo ampliato il nostro studio ben oltre gli effetti diretti del settore industriale di Norilsk e abbiamo scoperto che anche gli alberi delle alte latitudini settentrionali soffrono”.

professor Ulf Büntgen del Dipartimento di geografia di Cambridge

Quello che in teoria ci si dovrebbe aspettare dal riscaldamento globale, è la maggiore crescita degli alberi nella fascia boreale, ma non è così e non perché il riscaldamento globale non esiste, anche se qualche petroliere americano continua ancora incredibilmente a dirlo, ma perché i livelli d’inquinamento ambientale sono talmente elevati, da rendere nullo l’effetto che può avere sulla crescita l’aumento di 2 o 3 gradi della temperature dell’atmosfera.

Parlare di questo scempio ci rende particolarmente tristi ed incazzati. Ma non abbandoniamo la speranza.

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