Emergenza plastica: una possibile soluzione che arriva dalla Cina

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Plastica plastica plastica, stiamo sommergendo il mondo di plastica.

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È comoda, economica e molto facilmente reperibile, questo è inutile negarlo. Il problema sorge quando s’imposta un’economia lineare che pensa a produrre e vendere, niente di più.

Sarebbe stata tutta un’altra storia se, visto che in pratica è riciclabile fino all’infinito, si fosse pensato sin dall’inizio di riciclarla e riutilizzarla senza sprechi. La realtà è che anche oggi nonostante in Italia si faccia la raccolta differenziata praticamente ovunque, se ne butta troppa.

La plastica ama viaggiare, infatti viaggia più di noi comuni mortali che dobbiamo risparmiare e risparmiare per farci una vacanza, lei no! Gira il mondo, va’ ovunque, è ovunque.

Le piace visitare i fondali marini, galleggiare sul pelo dell’acqua lasciandosi trasportare come fosse una medusa, pronta a pungere o meglio intrappolare il primo essere vivente che le capiti a tiro.


Per poi arrivare nelle più belle spiagge del mondo a godersi il sole.

Dal suo punto di vista, noi che ce l’abbiamo tanto con lei siamo solo degli invidiosi. Sai che c’é? Che se la mettiamo così effettivamente si, ha ragione. Siamo Invidiosi, invidiosi del fatto che si sta appropriando di tutto il pianeta e noi glielo lasciamo fare.

In Italia solo il 43% della plastica che differenziamo viene poi effettivamente riciclata.

Fonte lifegate.it, clicca per vedere il loro report.

E questo fa incazzare ancora di più onestamente. Perché noi ricicliamo, poi però più della metà di quello che ricicliamo lo si brucia comunque.

Torniamo alla calma, un bel respiro.

Con le nostre abitudini sempre in evoluzione, nell’ultimo decennio sono aumentate in maniera vertiginosa le consegne di cibo ad esempio. Si mangia molto più fuori casa adesso che prima e per fare questo servono posate, imballaggi e sacchetti.

Indovinate con quale materiale si crea tutto questo?

Si calcola che in un solo anno vengano consegnate 7.3 miliardi di set di posate insieme al cibo e più o meno 18 chilotoni di rifiuti da imballaggio al giorno nella sola Cina, un paese ad una forte spinta industriale la cui popolazione sfiora il miliardo e 400 milioni di persone.

Ma proprio dalla Cina arriva un’idea interessante per cercare di limitare questi numeri stratosferici.

Infatti, Ya Zhou (professore associato presso la Guangdong University of Technology) ha studiato molto approfonditamente la materia, arrivando ad escogitare una soluzione.

Le stoviglie riutilizzabili in Silicio

Sono riutilizzabili, quindi sono ecologiche.

La vera domanda è: come si può attuare un progetto come questo in una città nella pratica?

Questo è il vero problema, non la produzione delle stoviglie in Silicio in sé, ma proprio come organizzare la raccolta di stoviglie sporche, dove portarle per la sanificazione, chi se ne occupa di recuperarle dai consumatori e chi li riporta ai ristoratori una volta pulite?

La risposta di Ya Zhou coinvolge tutti in una missione benefica per il pianeta, affermando che tutti dovrebbero partecipare, i ristoratori nell’utilizzarli, i consumatori nel non buttarli e una struttura di pulizia centrale, che si occuperebbe della sanificazione.

Le premesse sono ambiziose, le possibilità di successo sono possibili ma delicate, considerando che bisogna coinvolgere la comunità intera di una città.

Ma la via sembra giusta, infatti nelle città Cinesi dove è già partito come progetto pilota si è registrata una diminuzione dei rifiuti di plastica del 92%, ma anche le emissioni di CO2 si sono ridotte di oltre due terzi.

Fonte phys.org, clicca per vedere il loro articolo

I risultati sono obiettivamente incoraggianti aggiungendo che potrebbe rientrare ad esempio nei piani delle grandi città come quelle inserite nel progetto Europeo a emissioni zero entro il 2030.

La burocrazia, le emergenze come quella del Covid-19 non fanno altro che rallentare un processo che si sarebbe dovuto iniziare anni fa, è per questo che noi di greenStuff.blog abbiamo deciso di rendere i temi ecologici e quelli del cambiamento climatico centrali nel nostro piano editoriale, perché parlarne, alimentare il dibattito fra le persone non farà altro che accelerare il processo di risveglio delle forze politiche e delle lobby (che diciamocelo in realtà sono già abbastanza sveglie ed impegnate a remare contro dietro le quinte e a fare greenwashing con l’unico scopo di ripulire e rilanciare la propria immagine ndr).

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