Come vedono gli Americani la crisi climatica? – dalle elezioni al climate strike, il report

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Da quello che ne sappiamo noi dall’altra parte dell’oceano, gli Americani sono influenzati dalla propaganda negazionista di Trump e petrolieri, che continuano ad affermare pubblicamente che il cambiamento climatico non esiste e che se esistesse, non sarebbe certo per colpa dell’uomo.

Roba da indottrinamento puro, direte voi. Come fanno a non capire?

Se consideriamo pure il fatto che proprio li da loro si verificano di questi tempi eventi climatici sempre più forti e devastanti oltre che frequenti (ne abbiamo notizia anche dai nostri telegiornali, che drizzano le antenne ogni qual volta succede qualcosa negli USA, ndr),come fanno?

La domanda è: la nostra percezione su quello che pensano gli Americani è giusta? Veramente hanno i prosciutti sugli occhi?

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Sono queste le domande che ci siamo posti in vista delle prossime elezioni presidenziali negli Stati Uniti.

Abbiamo fatto diverse ricerche e abbiamo trovato un report sul sito pewresearch.org molto accurato ed interessante.

Da questo report è emerso che quello che pensiamo pensino gli Americani è fondamentalmente SBAGLIATO.

La maggioranza degli Americani infatti, afferma che il governo federale sta facendo troppo poco per gli aspetti chiave dell’ambiente, dalla protezione dell’acqua o della qualità dell’aria alla riduzione degli effetti dei cambiamenti climatici. La maggior parte di loro crede che gli Stati Uniti dovrebbero concentrarsi sullo sviluppo di fonti di energia alternative piuttosto che sull’espansione delle fonti di combustibili fossili.

L’intestazione dice letteralmente: La maggioranza degli americani dice che il governo federale non sta facendo abbastanza per il clima e l’ambiente.

Così scopriamo che il 68% pensa che si dovrebbe fare di più per proteggere lo stato delle acquee, il 67% è preoccupato per la qualità dell’aria, la stessa percentuale del 67% degli americani pensa che si dovrebbe fare molto di più per arginare il problema del cambiamento climatico, il 62% che si dovrebbe avere più cura degli animali selvatici e della protezione dei loro habitat, mentre un 62% pensa che riserve e parchi nazionali dovrebbero essere lasciati in pace (al contrario di quanto si sta cercando di fare ad esempio per la Tongass National Forest in Alaska, ne abbiamo parlato in un articolo che potete andare a leggere cliccando qui, ndr).

Sempre nella stessa immagine notiamo come questo pensiero si distribuisce considerando le intenzioni di voto. Salta subito agli occhi che la maggior parte dei democratici (90%) pensa che si debba fare di più in ottica ambiente, mentre la percentuale si abbassa molto se si considerano i repubblicani (39%).

C’è da dire però che, da come suggerisce anche la tabella, per i repubblicani la storia sia un po’ più complessa, andando a segmentare l’elettorato repubblicano infatti, notiamo come i conservatori e gli elettori più anziani siano distanti da queste tematiche (rispettivamente 24% e 31%), cosa che non accade per esempio ai millennial e giovani (51%) e ai moderati (65%).

Sembra proprio che ci sia da convincere appieno una certa fetta ben targettizzata di persone, che magari credendo di più alla propaganda, non credono che ci sia un cambiamento climatico in atto, o semplicemente che questo cambiamento non sia dovuto all’uomo.

fonte pewresearch.org, clicca qui per leggere il loro report completo

Chi vincerà le Elezioni USA?

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Ho lasciato la sfera di cristallo nell’altra stanza in carica, quindi non sarà disponibile per dirci chi le vincerà, mi spiace davvero.

Ma nell’estenuante testa a testa tra Trump e Biden pare (pare), in vantaggio Biden di qualche decina di voti aggiungerei io. Probabilmente nemmeno la mia sfera ci sarebbe riuscita ragazzi.

Dopo che anche Greta Thunberg ha fatto le sue esternazioni al riguardo (leggi il nostro post su Greta), non aspettiamo altro che il 3 Novembre per conoscere il destino di quella selvaggia foresta in Alaska, e di molto molto altro.

Nell’articolo sopracitato riguardo al post di Greta, abbiamo avuto un atteggiamento abbastanza critico nei suoi confronti per i modi, i tempi e soprattutto per il consiglio in se (che in verità non era molto un consiglio, diciamolo).

Abbiamo criticato il fatto che avesse esplicitamente detto agli Americani di votare Biden in maniera molto / troppo diretta, facendo innescare le polemiche anche tra alcuni suoi seguaci.

Noi continuiamo a criticare questa sua azione perché (almeno a parer nostro) ci è sembrato e ci sembra ancora adesso un passo più lungo della gamba. Con questo non vogliamo dire che non se ne sarebbe dovuta interessare, ma piuttosto (considerando anche i dati sopra riguardo a quello che pensano gli Americani sul Climate change) avrebbe potuto cercare molta più visibilità li negli USA, con il solo scopo di ricordare a tutti quanto centrali e di primissima importanza sono i temi legati all’ambiente e al cambiamento climatico, esercitando così un’influenza indiretta sulle elezioni, facendo risaltare il tema, non l’ipotetico salvatore identificato nel nome di Biden.

Anche perché i politici si muovono in base all’opinione pubblica e rafforzare la sensazione d’urgenza riguardo al pianeta avrebbe innescato comunque delle azioni da parte di chiunque ci sia al governo. (forse eccetto Trump, ndr).

Il “green new deal” di Biden

Biden che si è dichiarato apertamente a favore delle operazioni ci cracking per ottenere petrolio, ha anche promosso il suo personale “greennewdeal“, l’ambizioso programma per rendere gli Stati Uniti d’America la prima superpotenza green del pianeta, ad emissioni 0 entro il 2050.

La proposta di Biden sulla giustizia ambientale e climatica prevedrà un investimento federale di $ 1,7 trilioni nei prossimi dieci anni, facendo leva su ulteriori investimenti del settore privato e statale e locale per un totale di oltre $ 5 trilioni. Inoltre si dice pronto a togliere immediatamente tutti i sussidi alle industrie petrolifere ed inquinanti, (anche se possono continuare a perforare ancora per un po’, ndr).

Sounds good! Come direbbero oltreoceano.

Cercando tra i vari finanziatori di Biden, abbiamo trovato diversi lobbisti, farmaceutici ecc, ma ad onor del vero nemmeno uno legato all’industria petrolifera. Dice di averli rifiutati quando bussarono alla sua porta.

Noi non possiamo essere sicuri di questo, ma le premesse se dovesse vincere le elezioni sembrano migliorare rispetto a prima.

Quindi facciamo un piccolo passo indietro rispetto alle nostre posizioni espresse su Biden nell’articolo di Greta, ammettendo che forse potrebbe fare delle cose positive al riguardo, ma rimaniamo delle nostre convinzioni invece per quanto riguarda Greta ed il suo post.

Non ci rimane che aspettare e vedere chi si aggiudicherà l’onore e l’onere di sedersi alla Casa Bianca, sperando che dia la spinta giusta per innescare un circolo virtuoso d’innovazione in campo green, che si diffonda anche al resto del mondo (un po’ come hanno fatto con la loro cultura…).

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