Il diavolo della tasmania torna a far parlare di se, ma questa volta…

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Vi ricordate tutti di Taz, l’irascibile e poco paziente Diavolo della Tasmania nei Looney Tunes?

La sua specie era sparita da quasi tutta l’Australia quasi 3mila anni fa, probabilmente a causa dell’uomo (che novitá eh?) che cacciando la maggior parte della megafauna del continente, ha lasciato i nostri amici senza più nulla da mangiare.

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Negli anni ’90, inoltre, é stato scoperto il Devil Facial Tumor Disease (DFTD), un tumore facciale trasmissibile che colpisce unicamente questa specie. Si tratta di un cancro alla bocca contagioso e mortale che ha fatto sì che la popolazione scendesse a soli 25mila esemplari, portando la specie in via d’estinzione. Fortunatamente, secondo una ricerca della Washington State University, sembra che il marsupiale stia evolvendo in modo tale da resistere al cancro che ne ha decimato la popolazione.

Gli studiosi hanno notato infatti come, in alcuni individui della specie, sia in atto una resistenza genetica al tumore, un’autodifesa del tutto naturale per evitare l’estinzione.

Adesso, grazie allo sforzo di reintroduzione da parte di AussieArk, – un’organizzazione che collabora con altri enti no-profit come la Global Wildlife Conservation e la WildArk per rendere possibile il rilascio di animali allevati in cattivitá – 26 di questi simpatici esserini in via d’estinzione sono tornati a popolare un santuario della fauna selvatica nel Nuovo Galles del Sud, in Australia.

Non piú grandi di un cagnolino, sono i marsupiali carnivori più grandi del mondo e sono famosi (proprio come Taz!) per la loro ferocia e le loro mascelle capaci di ridurre in frantumi carcasse di grandi dimensioni in pochi minuti. Ma nonostante la loro reputazione non rappresentano un pericolo per l’uomo o l’agricoltura, anzi i diavoli svolgono un ruolo cruciale nel mantenere un ecosistema equilibrato e sano, dato che sono veri e propri “spazzini”. Ecco perché gli scienziati si sono dati così da fare per riportarli indietro nella natura.

Abbiamo lavorato per oltre un decennio per arrivare fino a questo punto” spiega Tim Faulkner, presidente di AussieArk. Il loro obiettivo é di liberare altri 20 esemplari l’anno prossimo e altri 20 quello successivo. Si tratta di un momento storico che contribuirà a riequilibrare un ecosistema seriamente danneggiato.

A noi non resta altro che augurargli un buon rientro a casa!

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