Cosa sta accadendo in Amazzonia?

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Il polmone del mondo sta affrontando la sfida più grande. La lotta per la sopravvivenza.

Non è certo un bel periodo per la natura, non lo è da più di 100 anni oramai, ma di questi tempi l’amazzonia sta veramente rischiando di perdere la sua battaglia.

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L’anno scorso l’Amazzonia ha attraversato un periodo molto turbolento, registrando incendi talmente numerosi da essere definiti come quelli più brutti ed intensi dell’ultimo decennio.

Ma quest’anno si è riuscito a fare ancora peggio. Infatti gli incendi nel 2020 sono aumentati addirittura del 60%.

Molti scienziati climatologi stanno portando avanti la tesi che continuando così la foresta Amazzonica perderà gli equilibri necessari per mantenersi forte ed in salute, trasformandosi in un arido deserto nel giro di qualche decennio.

Tra il 2004 ed il 2012, le politiche a protezione della foresta pluviale avevano con successo ridotto la deforestazione del 70%, che non è il 100%, ma almeno erano in atto delle politiche di protezione per l’intero ecosistema.

Dopo il 2012, il governo Brasiliano ha ridotto i finanziamenti alla preservazione della foresta, favorendo così una ripresa delle attività di disboscamento da parte di piccoli proprietari terrieri, agricoltori e disboscatori illegali che bruciano parti di foresta per ottenere nuovi terreni coltivabili e per il pascolo.

Un’indagine del The Intercept , ha scoperto un piano segreto del governo Brasiliano per disboscare l’amazzonia.

Il loro obiettivo era quello di costruire una centrale idroelettrica, costruire un’autostrada per collegare il sud del Brasile con le regioni del nord e spostare parte della popolazione sovraffollata del sud e delle metropoli in città create nella parte nord della foresta amazzonica create appositamente per l’esodo.

Leggi il loro articolo cliccando qui.

Cosa viene coltivato nelle terre sottratte alla foresta?

Soia, destinata per l’80% a foraggiare il bestiame e il restante 20% che si divide tra consumo umano e produzione di combustibile.

“L’Amazzonia si sta configurando come la scena di un crimine ecologico”, scrivono l’urbanista Bruno Carvalho e il climatologo Carlos Nobre.

Secondo uno studio pubblicato sulla rivista Science Advances, se il disboscamento arriverà a toccare il 20/25% della superficie totale della foresta Amazzonica, il processo di disboscamento sarà irreversibile.

Attualmente siamo già a circa il 17% di Amazzonia deforestata.

Si calcola che di questo passo non ci vorranno più di 20 al massimo 30 anni per rendere il processo irreversibile. Se c’è qualcuno che pensa che 20/30 anni siano un periodo lungo mi dispiace smentirvi. Bisogna iniziare sin da subito a mettere a conoscenza dell’opinione pubblica mondiale il danno che questi personaggi e lo stesso governo Brasiliano stanno perpetrando.

La foresta Amazzonica è un patrimonio non solo del Brasile e delle altre nazioni che abbraccia, ma di tutto il mondo.

Quali conseguenze porterebbe una desertificazione della foresta amazzonica?

Le conseguenze della sua sparizione sarebbero davvero diverse, specie per l’ecosistema dell’intera America del Sud, che si vedrebbe abbassare l’umidità dell’aria e alzare le temperature.

Ma il danno maggiore sarà per la Terra intera, che si ritroverà con 200 miliardi di tonnellate in più di anidride carbonica da smaltire nell’atmosfera ed un grosso polmone in meno.

La foresta Amazzonica infatti viene comunemente chiamato il polmone della terra, proprio per la sua immensa grandezza e quindi capacità di assorbire CO2 dall’atmosfera, ma per quanto ancora?

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