Tutto quello (o quasi) che Trump ha fatto contro l’ambiente

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È salito in carica nel 2017 ed in 4 anni ha già fatto più danni di un elefante in cristalleria.

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Il 45° presidente degli Stati Uniti, che ha definito i cambiamenti climatici  come “un concetto creato dai cinesi per rendere non competitiva l’industria americana” e “solo una questione meteorologica”, ha da subito dimostrato di non avere a cuore il futuro del nostro pianeta cancellando le numerose misure volte a tutelare l’ambiente, messe in atto dal suo predecessore.

L’attuale presidente in carica, quello che ha suggerito ai suoi elettori di iniettarsi disinfettante per combattere il Covid-19, ritiene infatti sia più importante occuparsi degli interessi delle lobby che di quelli del pianeta, ha addirittura annunciato di voler ritirare gli Stati Uniti dall’accordo di Parigi – l’accordo sul clima stipulato da 90 paesi durante la Conferenza di Parigi sul clima del 2015, che prevede di contenere l’aumento della temperatura media globale e di limitarne l’incremento a 1.5 gradi, a partire dal 2020 -.

Tuttavia non potrà formalmente ritirare gli Stati Uniti dall’accordo fino al 4 Novembre 2020, un giorno dopo le elezioni.

Andiamo a vedere cosa è riuscito a fare in 4 anni di mandato…

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Molti passi indietro nella lotta ai cambiamenti climatici

Inquinamento? Ma se non esiste! È per questo che Trump ha cancellato le norme sulle emissioni di carburante di autoveicoli e centrali elettriche, aumentandone nuovamente i limiti. Approfittando della pandemia mondiale ha poi sospeso l’attuazione delle leggi ambientali favorendo in particolar modo le industrie petrolifere e del gas, che non dovranno ora preoccuparsi delle sanzioni in caso di violazione degli standard ambientali.

Secondo gli esperti, le leggi abrogate durante il mandato di Trump provocheranno un significativo aumento delle emissioni di gas serra, rendendo sempre piú irrespirabile l’aria e acuendo la crisi climatica in corso. Per fortuna alcune norme, abrogate in fretta e senza nessuna giustificazione, sono state ripristinate grazie all’intervento dei gruppi ambientalisti.

All’amministrazione Trump stanno a cuore altri interessi, come ad esempio ritirare le misure di protezione contro le emissioni di mercurio delle centrali a carbone, che non avranno più l’obbligo di ridurre questo tipo di inquinamento particolarmente grave per la salute pubblica; o annullare l’obbligo per le compagnie che si occupano di estrazione di petrolio e gas naturale di segnalare le emissioni di metano.

Trump ha indebolito una norma risalente all’amministrazione Clinton, finalizzata a limitare le emissioni dei principali inquinatori industriali, e una legge proposta da Obama pensata per ridurre l’inquinamento atmosferico nei parchi nazionali. Ha inoltre proposto di modificare l’attuale procedura di ricorso per contestare i permessi di inquinamento emessi dall’Epa, di fatto indebolendo la capacità degli individui e delle comunità di tutelarsi.

Sappiamo che Trump ha più a cuore gli interessi dei petrolieri, è per questo che ha cancellato il Clean Power Plan il provvedimento incentrato sulla riduzione dei gas serra e lo sviluppo delle rinnovabili – ribadendo con forza la propria volontà di “porre fine alla guerra contro il carbone” ed eliminando i finanziamenti alle energie rinnovabili. Ed è per lo stesso motivo che ha riavviato l’esplorazione petrolifera nell’Artico, anche se (e menomale!) un giudice gliel’ha impedito respingendo l’ordine esecutivo. Ha inoltre ridotto di circa 8mila chilometri quadrati l’area di due monumenti nazionali nello Utah, per favorire lo sfruttamento delle risorse minerarie e degli idrocarburi. Ha eliminato una norma che imponeva alle miniere di dimostrare di poter pagare per ripulire il futuro inquinamento e ha approvato la costruzione del gasdotto Dakota Access, nei pressi della riserva sioux di Standing Rock, anche se (e menomale di nuovo) lo scorso marzo un tribunale federale di Washington ha revocato i permessi.

Da buon negazionista quale è, ha revocato gli standard imposti per i progetti infrastrutturali federali che richiedevano al governo di tenere conto dell’innalzamento del livello del mare e di altri effetti del cambiamento climatico, ed ha revocato una norma che obbligava le agenzie federali a ridurre al minimo gli impatti su acqua, fauna selvatica, terra e altre risorse naturali. Con la scusa di ridurre i documenti, ha infine limitato gli studi ambientali ad 1 anno di tempo e un massimo di 150 pagine.

Nessuna pietà per gli animali e la natura

Ovviamente il 45° presidente degli Stati Uniti non ha a cuore nemmeno la vita degli animali.

La sua amministrazione ha infatti modificato l’applicazione dell’Endangered species act, legge nata con l’obiettivo di conservare e proteggere le specie in pericolo e i loro habitat, rendendo le sue misure meno restrittive e mettendo in pericolo il futuro delle specie animali minacciate, come orsi polari, beluga e ghiottoni. Ha pure revocato il divieto imposto da Obama di caccia ai predatori, come grizzly, orsi neri, lupi, volpi e coyote, all’interno dei sedici parchi nazionali dell’Alaska, consentendo perfino di sparare agli animali dagli aerei e ai cuccioli nelle loro tane. Veramente incommentabile.

Come se non bastasse ha inoltre indebolito le restrizioni alla pesca commerciale volte a ridurre le catture accessorie di tonno rosso e il Migratory bird agreement act, la normativa che dal 1918 tutela gli uccelli migratori (doveva arrivare lui per smantelle una legge del 1918!) Ha esposto il gallo della salvia, specie a rischio estinzione, a maggiori minacce, consentendo l’estrazione di petrolio e gas naturale in ampie porzioni del suo habitat. Un’ingiunzione del tribunale distrettuale dell’Idaho ha però temporaneamente bloccato la misura.

Trump ha ridotto la superficie delle aree protette e limitato la protezione alla fauna selvatica, mettendo anche a rischio la biodiversitá.

Ha revocato una norma che impediva alle compagnie dell’industria del carbone di scaricare detriti minerari nei corsi d’acqua locali, e ha abrogato una legge che imponeva alle compagnie che gestiscono miniere di uranio di evitare la contaminazione delle falde sotterranee. Non solo, ha recentemente proposto di aprire all’estrazione di uranio una vasta area nei pressi del Grand Canyon, vietata dal 2012 proprio perché l’uranio aveva avvelenato l’acqua.

Abbiamo fatto un milione di passi indietro e sono passati solo 4 anni. L’elenco poteva essere piú lungo e decisamente lo sarà se, ahimè, verrà rieletto.

Non penso di essere l’unica ad averne abbastanza di figure politiche che pensano ai portafogli e non al bene comune, di chi non vede oltre il proprio naso e nega la realtà quando invece dovrebbe assumersene una grossa fetta di responsabilità.

Quello che accadrà in America con le elezioni influenzerà il mondo per gli anni avvenire, ci auguriamo che le persone sapranno scegliere saggiamente il loro leader.

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