Potrebbe essere un lockdown generazionale la mossa giusta da fare?

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Il 2020 che sta per finire ci ha messo veramente tutti alla prova, e molto duramente. Questa è la prima volta che scrivo del Covid esprimendo un’opinione personale, abbiamo già trattato l’argomento, ma limitandoci a riportare delle notizie di divulgazione scientifica, oggi oserò un po’ di più.

Ma devo fare una necessaria premessa, anzi due.

La prima è che vorrei esprimere tutto il mio cordoglio verso le persone che hanno perso una o più persone care della loro vita, ma anche all’operaio che ha perso il lavoro, pure all’imprenditore che fatica a tenere in piedi l’attività che ha aperto con tanta fatica.

Il clima che si vive e si respira di questi tempi è molto elettrico, ovunque ci si gira ci sono notizie nuove, smentite, prima chiudiamo tutto, poi apriamo tutto, poi richiudiamo tutto, sotto ogni post si leggono migliaia e migliaia di commenti da cui possiamo estrapolare più o meno due fazioni contrapposte, quelli a ragion veduta sono spaventati dal virus e dalle migliaia e migliaia di contagi ogni giorno, e quelli che a ragion veduta sono spaventati dalla situazione economica che sta precipitando. Come ovvio questa situazione genera rabbia, paura, disperazione. Indipendentemente dai motivi dell’uno e dell’altro, i sentimenti che provano sono gli stessi, di nuovo rabbia, paura, disperazione.

Ogni persona ha la propria storia, il proprio background, la propria vita; quindi non giudico, mai nessuno. Non centra la religione, ma il rispetto. Il mio augurio per tutti è che si possa ritrovare quell’attimo di respiro così breve ma intenso da far abbassare per un attimo la pressione e il nervosismo e dire ok, siamo tutti sulla stessa barca, anche se la pensiamo diversamente ci salveremo insieme.

Ok era una sola la premessa.

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Quando a Febbraio questo virus è spuntato fuori dal nulla come una biglia di ferro nella tazza dei cereali, stavamo tutti vivendo la nostra vita normalmente, avremmo pensato: – si un virus, uhhhhh! che paura, dov’è il paracetamolo cara?

Poi qualcuno ha iniziato a morire, i contagi salivano alle stelle e le notizie dalla Cina erano preoccupanti.

Poi Barbara D’Urso a cominciato a marciarci su come fosse un caterpillar, facendo record di ascolti su record di ascolti, semplicemente utilizzando la paura come mezzo.

Si perché fare informazione, non vuol dire fare quello che fa lei. Sia chiaro, io sono un semplice blogger! Non sono un’autorità e non sono un giornalista, il mio pensiero si può classificare come il pensiero di un uomo comune.

Comunque ci siamo rintanati in casa, tutti.

bambini adulti ed anziani, indistintamente. tranne chi svolgeva ruoli di prima necessità.

Era giusto così.

Non conoscevamo il virus, non avevamo un protocollo per trattare i malati, non avevamo una cura, e i contagi erano troppo veloci così per evitare il collasso dell’apparato sanitario, abbiamo guardato il mondo dalla finestra per un po’.

Oggi stiamo vivendo la tanto temuta “seconda ondata”, tutto come prima? Direi di no.

Esiste almeno una grande differenza rispetto alla prima, oggi non è più un virus nuovo, sconosciuto. Oggi lo conosciamo meglio.

Voglio condividere con voi un video prodotto da IETV UK – Italian E television UK, in questo report viene riportata una pubblicazione dell’ OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità, ndr) di uno studio dell’Università di Stanford, ascoltate il servizio.

L’ipotesi quindi di un lockdown generazionale, non appare (almeno ai miei occhi) un’idea malvagia, perché si il virus si diffonde molto velocemente, ma la maggior parte risultano comunque essere asintomatici, un’altra parte accusa sintomi influenzali che possono essere trattati a casa tranquillamente.

Vi ricorda qualcosa? l’influenza stagionale la prendiamo bene o male tutti durante i mesi freddi, ma essendo un virus che muta di una piccola percentuale variabile di anno in anno, la maggior parte di noi ne sono pressocché immuni a patto che muti poco, quando muta molto si ha un’influenza più aggressiva che costringe a letto più persone e viceversa.

Le persone che quasi sicuramente possono sviluppare forma del virus aggressive sono quindi le fasce anziane o gli immunodepressi*.

*sto ragionando in termini statistici, questo vuol dire che possono sicuramente esistere giovani anche in salute che sviluppano sintomi gravi, ma sono comunque in un numero molto basso, rispetto alla grandezza del fenomeno.

Se tutti gli anziani e tutti gli immunodepressi fossero “quarantenizzati” passatemi il termine, molto probabilmente non ci sarebbe un’emergenza negli ospedali, che potrebbero in questo caso curare le poche persone giovani sane che sviluppano i sintomi in modo più efficiente ed efficace.

Non centra nulla col fatto che non siano più persone persone “produttive” come l’esternazione poco felice del Governatore della Liguria, loro hanno già contribuito, oggi è lo Stato che deve salvaguardarli, e per farlo al meglio provvedere al loro isolamento pare la soluzione più logica.

D’altronde se ci pensate un attimo, quando siamo stati in lockdown lo siamo stati tutti, loro compresi. Le restrizioni in atto in questo momento valgono anche per loro e se ci fosse un altro lockdown, lo subirebbero anche loro. Allora perché non provvedere ad isolare gli anziani e gli immunodepressi che sono le persone più a rischio? Perché non proteggerli veramente, consentendo però alle persone “produttive” (frecciatina) di svolgere la loro vita ed il loro lavoro normalmente, così da riprendere un’economia quasi al collasso? Perché?

Diverse ombre giungono infine, il terrorismo dell’informazione che non informa, ma influenza; il dubbio che le aziende ospedaliere ricevano soldi per ogni malato di Covid che ricoverano per più di 14 giorni che sta serpeggiando nel web ci fa dubitare ancor di più della gestione dell’emergenza, perché in Italia si sa, c’è sempre un mangia mangia*.

*mi riferisco esclusivamente alla gestione degli ospedali, NON ai medici, infermieri e soccorritori che tutti i giorni lavorano duro rischiando di positivizzarsi per garantire un sevizio che solo una grande vocazione come la loro può portare a termine, a loro va il nostro rispetto e la nostra gratitudine.

Fine pensiero.

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