Il diavolo compra Amazon

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Ci siamo quasi, la fine del 2020 la vediamo vicina come non mai ma prima di fare il fatidico conto alla rovescia per lasciarci questo orrendo anno alle spalle, c’è il Natale.

Ah il Natale!

Con tutte le sue luci, i dolcetti e la sua unica atmosfera riuscirà quest’anno a farci dimenticare per un attimo dello strano mondo sottosopra che stiamo vivendo? Anche perché, parliamoci chiaro, crediamo veramente che il 2021 inizierà in maniera diversa da come sta finendo il 2020?

Mi sa che su questo punto siamo bene o male tutti d’accordo purtroppo…

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Così quello che ci resta da fare è cercare di organizzare un Natale con la N maiuscola, al meglio dei nostri sforzi, perché abbiamo bisogno di vivere dei momenti sereni, pieni d’armonia, magici almeno per un giorno, parlo per tutti ma in special modo per i nostri bambini, che hanno subito più di quello che avrebbero dovuto e continuano a farlo.

Si, voi direte è impossibile un Natale “normale”, siamo Italiani e il Natale si vive in famiglia, e la famiglia Italiana si sa comprende bene o male una ventina almeno di persone (si, anche quella zia acida che vedi solo a Natale, che ti chiede come va e che trova sempre un modo per dirti che stai sprecando un altro anno… così antipatica che ti chiedi: ma per tutto il resto dell’anno dove sta? Chiusa dentro un armadio con in tasca le palline di gel di silice per l’umidità?), quest’anno sarà comunque diverso.

Si, lo sarà, ma diverso non vuol dire che lo spirito del Natale non possa comunque fare il suo corso e noi ottenerne i benefici, lo faremo semplicemente al massimo delle nostre possibilità compatibilmente con la situazione attuale.

Se si chiede ad un bambino cosa rende speciale il Natale probabilmente quel bambino farà un elenco molto dettagliato al riguardo e sebbene questo elenco può sicuramente essere differente da un bambino all’altro, il primo punto dell’ elenco sarà lo stesso per tutti, i regali!

Sembra stupido, ma anche molti grandi direbbero così (io pure!), solo che gli adulti si lasciano prendere anche da cose noiose che ai più piccoli non interessano.

Tutta questa premessa per arrivare a parlare dei regali, ma è importante ricordare perché ne sono proprio loro il fulcro, il simbolo dell’amore reciproco sintetizzato in una scatolina impacchettata con carta colorata e un fiocco grande, a volte anche più del pacco stesso.

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Cosa ci metti dentro? Un pensiero fatto col cuore.

Dove lo compri? Ahhhhhh! qua ti volevo…

Proprio qualche giorno fa e precisamente il 26 Nov, un gruppo di attivisti del mensile indipendente “Scomodo” hanno protestato davanti il nuovo centro di distribuzione di Amazon a Colleferro (Roma), utilizzando circa 1000 scatoli per comporre la frase “compra meglio” proprio all’ingresso dello stabilimento. Ci sono diverse foto nel web, che purtroppo non posso inserire nell’articolo per motivi di copyright, ma potete andarle a visionare scrivendo nella barra di google “protesta Amazon colleferro”.

Questo per denunciare il modello consumista ed inquinante alla vigilia del blackfriday e del Natale alle porte.

Greenpeace in un comunicato ufficiale appoggia e si congratula con i manifestanti per la loro iniziativa, ricordando tra gli altri come i settori industriali di abbigliamento e calzature contribuiscono per un 8% al totale di emissioni di gas serra.

“Non possiamo certo sentirci in colpa se facciamo shopping, quello che possiamo fare è scegliere come acquistare, e preferire alternative sostenibili quando possibile. Scegliere, ad esempio, la prossimità, il riuso degli oggetti o l’acquisto di seconda mano”

Chiara Campione, responsabile della campagna Hack Your City di Greenpeace.

Niente da obiettare su questo, la sostenibilità è un valore importante al giorno d’oggi, per il resto è punto di vista condivisibile, poi prosegue.

 “La petizione francese #NataleSenzaAmazon, sostenuta anche da Greenpeace, punta a privilegiare il commercio di prossimità per diversi motivi tra i quali l’evidenza dello strapotere delle multinazionali che hanno risorse maggiori del PIL di alcuni Stati, l’impatto ambientale e la crisi climatica, la necessità di sviluppare un’economia davvero circolare”.

Chiara Campione, responsabile della campagna Hack Your City di Greenpeace.

Ok prima di commentare questa dichiarazione, approfondiamo cosa sta succedendo in Francia:

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Molti Francesi, che per tradizione sono un popolo molto orgoglioso e nazionalista, si sono uniti in una petizione che è diventata presto anche un hashtag #NataleSenzaAmazon in favore dei piccoli commercianti penalizzati da un anno veramente nero per tutto il mondo. Alla petizione si sono uniti la sindaca di Parigi Anne Hidalgo, deputati ecologisti e di sinistra, la Confcommercio di Francia, il sindacato librai e Greenpeace e molte altre organizzazioni. Mercoledì sera si è arrivati a quota 14.000 firme.

C’è chi non è d’accordo però, ad esempio i giovani che difendono Amazon perché per loro è un po’ come il negozio sotto casa, che però è nei loro smartphone.

Quello che sto per dire attirerà molte polemiche, lo so già.

greenStuff.blog è un blog, un progetto ecologista ma anche progressista, non vediamo il futuro come qualcosa contro cui combattere, ma qualcosa che possiamo modellare all’insegna dei valori green che ci contraddistinguono. il futuro quindi è modellabile, ma non è stravolgibile.

Viviamo in una società capitalistica, ci piace la società capitalistica dove chiunque (in teoria) può e dovrebbe inseguire i propri sogni, mettersi in proprio e fare business senza essere dipendenti di nessuno, rischiare, scommettere e vincere la propria partita, questo è quello che tutti noi facciamo durante la vita, viviamo un percorso che nel contesto della nostra società si tramuta in una ricerca di carriera, di opportunità e d’ amore.

Il business è una jungla, sei d’accordo con me?

E ogni jungla ha le sue regole, nel business non puoi metterti in una situazione di monopolio perché l’antitrust ti blocca, quindi per ogni cosa c’è una concorrenza (certo esiste chi tenta di fare i cartelli, ma alla lunga vengono beccati tutti, ndr), questa concorrenza è l’anima del capitalismo stesso, regolata dalla legge che il più forte vince sul più debole.

Se Amazon è stata capace di avere questa penetrazione globale, è solo perché è riuscita a fare qualcosa che altri non sono riusciti a fare, a dare un servizio che altri no sono riusciti garantire, ad avere prezzi bassi che altri non si possono permettere. Questo voi come lo considerate?

Io lo considero conveniente, dal mio punto di vista di consumatore.

Se devo acquistare un asciugacapelli nel “modo tradizionale” ad esempio, dovrei recarmi in un negozio che tratta l’articolo, spendere tempo, benzina (inquinando così nel frattempo) e potenzialmente scegliere tra tre o quattro modelli che il negoziante ha a disposizione. Se invece decido di vedere su Amazon lo faccio dal divano di casa mia, in pochi secondi senza uscire di casa digito – asciugacapelli – e l’applicazione mi mostra più di un centinaio di prodotti diversi (anche quei 4 del negozio), e quando vado a controllare i prezzi (anche di quei 4 del negozio) noto che sono molto più bassi.

Adesso il ragionamento si fa contorto…

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Non sono nè pro-Amazon, nè contro-Amazon, sono per la libertà di scelta.

Se voglio andare a comprare i regali di Natale nella bottega di Tizio o Caio lo farò, se voglio comprare da Amazon lo farò ugualmente, così come per tutte le altre piattaforme (ricordiamo che non esiste solo Amazon), quindi perché questo accanimento contro un’azienda rispetto ad un settore? Non potevano criticare l’e-commerce in generale?

No, perché nel calderone dell’e-commerce ci stanno anche i piccoli imprenditori, sapevate che un negozio fisico può avere un account Amazon business e vendere i propri articoli anche attraverso Amazon?

E già, quindi l’avrete capito oramai, sto criticando greenpeace, la sindaca di Parigi, chi ha firmato la petizione e anche gli attivisti del mensile “Scomodo”, perché questo non è un atto per salvaguardare i piccoli commercianti, è un boicottaggio.

Non sono però contro i piccoli commercianti, almeno non lo sono quando si sbattono per portare la pagnotta a casa, ma quando si cerca di “intenerire” le persone con la loro oggettivamente brutta situazione dico che chi dovrebbe aiutarli è lo stato, nel momento di crisi da pandemia ma il problema è che il piccolo commerciante ha altri problemi, legati all’evoluzione di come si fanno gli acquisti.

Così funziona anche in natura in fondo, le specie che sopravvivono sono quelle che sono in grado di adattarsi ai cambiamenti.

Non si può vivere in una società capitalistica con un piede e cercare aiuti a destra e manca dall’altra parte, ci vuole innovazione, studio, una nuova visione.

E poi parliamoci chiaro, il sistema capitalistico e consumistico si basa sui consumatori, su di noi! Ma mi spiegate per quale motivo dovrei scegliere di comprare lo stesso articolo ad un prezzo maggiore e con il “disturbo” di recarmici di persona?

Certo qui qualcuno dirà robe tipo: – muovi il culo e vai a comprarti quello che ti serve, questi discorsi non esistevano fino a poco tempo fa. – Esatto, fino a poco tempo fa… evoluzione.

Detto ciò non vuol dire che non si debba puntare ad un’economia circolare, ma qui che centra Amazon?

Si deve puntare all’abbassamento delle emissioni da parte di tutte le industrie, comprese quelle d’abbiglimento e calzature, e ancora una volta, che centra Amazon? Amazon rivende, non produce.

Si deve puntare ad un abbassamento delle emissioni da parte della logistica, ahhhh ecco dove si può criticare Amazon!

Occhio critico porco petrolio!

Più che criticare, direi esortare l’azienda a fare di più in termini di emissioni ed inquinamento, a tal proposito abbiamo scritto un articolo non molto tempo fa su un’iniziativa del gigante Amazzonico, nel quale si sta impegnando attraverso diverse iniziative a diminuire il proprio impatto ambientale che, anche se parrebbe più un’operazione di greenwashing nasconde comunque degli efficaci metodi per diminuire le emissioni. potete leggere l’approfondimento qui. Abbastanza? assolutamente no! bisognerà continuare a starci sotto pressandoli per migliorare sempre più.

Quindi cari lettori se volete comprare dal negozio in fondo alla strada andateci! se volete comprare da Amazon o qualunque altra piattaforma fatelo pure!

Non bisogna ritornare però al passato cambiando le nostre abitudini per salvare il mondo, il mondo si può cambiare andando avanti, costringendo chi veramente inquina a smettere, facendogli trovare le soluzioni che devono trovare ed adottare e in questo la nostra opinione è fondamentale, solo la nostra consapevolezza costringerà i governi a costringere le grandi industrie a cambiare, a innovare, a fare scoperte scientifiche che magari consentiranno loro di fare le stesse cose ma senza alcun impatto sull’ecosistema.

Occhio critico, sempre.

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