Perché il Ministero della transizione Ecologica si occupa di IDROCARBURI?

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Sono sincero, quando ho saputo che il nuovo governo Draghi ha sostituito il ministero dell’ambiente con quello della transizione Ecologica non ero molto contento, pensavo: perché cambiare nome ad un ministero? Sarà solo una trovata pubblicitaria! (Come se ne vedono oramai ovunque, #greenwashing ndr).

Ma poi mi sono detto, deve pur esserci qualcosa di diverso!

E così mi sono informato ed in effetti qualcosa di diverso c’è.

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Al nuovo ministero sono state trasferite attribuzioni in materia energetica, settore che prima invece era sotto la responsabilità del ministero dello sviluppo economico. Il che sembra un’ottima notizia, se non altro per un maggiore raggio d’azione e d’efficacia che il ministero può e deve ottenere, aggiungerei anche ora, non domani.

Ma ad un’analisi più approfondita, trovo che tra gli altri compiti del ministero della transizione Ecologica vi è anche quello di “definire il Piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee entro il termine di legge del prossimo 30 settembre…”

Ora voi direte ok, cosa ci trovi di strano?

Dalle parole riportate fin ora nulla, anzi. Il problema è quello che segue.

“…individuando un quadro definito di riferimento delle aree ove è consentito lo svolgimento delle attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi sul territorio nazionale”.

Quando ho letto la prima volta questa frase, ho alzato lo sguardo dal pc, mi sono strofinato gli occhi e poi son tornato a verificare che la mia vista non fosse peggiorata di botto. No, il mio oculista è un professionista.

La domanda che mi pongo è: Perché?

Perché ci si continuano ad investire tempo, energie e risorse sugli idrocarburi?

Abbiamo forse esaurito il petrolio dai migliaia di pozzi sparsi per il pianeta?

Questa è la domanda che viene da porre al ministero, ma mi rendo conto che la materia non è così semplice, anche se, in teoria dovrebbe esserlo.

Non siamo una nazione che possiede ricchi giacimenti di petrolio, abbiamo pozzi sparsi qua e la distribuiti tra terra e mare ma diciamolo, non siamo mica l’Arabia Saudita! Infatti il greggio lo importiamo comunque, nonostante i nostri stessi pozzi.

Quindi, per fare un rapido riassunto:

Estraiamo petrolio nel nostro territorio Nazionale ma non basta, quindi lo importiamo pure. Questo “economicamente parlando” ci mette già in una posizione di svantaggio, perché facciamo “uscire” capitali dal nostro territorio Nazionale.

E qui sta l’inghippo.

Il governo deve attuare una strategia che possa far traghettare nel migliore dei modi (e mi riferisco sia in termini “ecologici” che “economici”) l’Italia verso la green Economy emergente, ma è un processo delicato che deve essere ponderato bene nella strategia, ma che al contrario nell’attuazione possa rivelarsi celere, dinamico ed efficace.

Il problema è di visione.

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Sembra proprio che il governo, prevedendo una transizione lunga, stia cercando di trovare delle risorse di petrolio interne che potrebbero essere utilissime in termini economici per ridurre i costi delle importazioni durante la transizione, per poi dedicarsi alla crescita delle fonti rinnovabili.

Ora lasciatemi dire, non è che sia un ragionamento sbagliato, ha la sua logica per carità ma forse stiamo giocando come al solito troppo in difesa.

La troppa prudenza rischia di far perdere all’Italia delle opportunità uniche rispetto ad altre nazioni, perché raggiungere la completa trasformazione prima degli altri non può che essere un’immensa opportunità per far crescere delle eventuali esportazioni d’energia pulita e di tecnologie green.

I prossimi 30 anni saranno cruciali non solo per quanto riguarda il clima, ma anche per quanto riguarda gli assetti economici globali, che mai come nel prossimo futuro si apprestano ad essere rivoluzionati.

Nuovi settori rimpiazzeranno quelli vecchi, questo è sicuro.

Ma riusciremo a trasformarci da un paese che importa energia ad uno che guida la green revolution?

Ci vuole coraggio, ci vuole visione.

Senza considerare che continuare con le logiche dell’oramai destinato a morire oro nero, vuol dire continuare a foraggiare una lobby che è destinata alla metamorfosi o all’estinzione.

“Non sono cattivo, è che mi disegnano così!”

Crudelia DeMon o le lobby petrolifere?
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2 Replies to “Perché il Ministero della transizione Ecologica si occupa di IDROCARBURI?”

  1. Perché transizione = transumanesimo

    I robot sostituiranno l’uomo nei lavori , in effetti ci sono 800.000 di posti di lavoro a rischio e poi uccideranno l’uomo

    Conoscete il film Animatrix ?

    Distinti Saluti

    Celeste Tortorelli

    "Mi piace"

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