Quando ci si gioca il jolly, ma il jolly è il ponte sullo stretto

immagine di un ponte a caso.
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Leggendo le ultime sul redivivo ponte, mi viene in mente la canzone di Venditti che faceva:

Certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano…

Antonello Venditti

Si perché evidentemente c’è qualcuno davvero innamorato della possibilità di fare questo ponte per collegare la Sicilia alla Calabria.

Sarà l’amore per le infrastrutture, sarà l’amore per il concetto stesso di “ponte”, cioè quella meraviglia dell’ingegneria che sin dai tempi antichi univa terre separate, o forse sarà solo perché in molti ambiscono ad entrare nel cantiere, ipotetico cantiere.

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Le cose fatte all’Italiana nella lunga storia di questo ponte fantasma, sono praticamente tutte.

Se ne cominciò a parlare che io ero ancora un bambino, ricordo benissimo da piccolo ragazzino siciliano quello che se ne diceva…

“E’ una opportunità senza precedenti per rilanciare addirittura tutta l’economia italiana”

“Non possiamo lasciarci sfuggire questa opportunità!”

“L’Italia ha bisogno delle infrastrutture che merita”.

Ma non tutte le voci erano omogenee…

“Basta cemento!”

“Messina non lo vuole!”

“Non faremo altro che alimentare le mafie”

“La geologia della zona non lo permette”.


Una cosa è assolutamente certa, mai mi sarei aspettato di scrivere un articolo nel 2021 con questo tema.

Ma perché alla fine non si è fatto sto ponte?

Un po’ per i pareri dei geologi che hanno leggermente storto il naso quando sono stati interpellati per dare un giudizio sull’opera, ed un po’ perché quando c’era da poi da cacciare i soldi, portare un progetto ecc… tutti quelli che inneggiavano alla costruzione del ponte si sono un po’defilati, si sono fatti i fatti loro.

Sembrava quindi che il tempo avesse dato una risposta alla domanda ponte si ponte no, sembrava.

Il ponte sullo stretto è l’opera fantasma costata più al mondo. Quasi 1 miliardo di euro sono stati già investiti dal 1981 ad oggi, 964.246 milioni per l’esattezza, e ancora stiamo qui a dibatterne l’utilità…

Pare proprio che il vero business del ponte non sia quello di far pagare un pedaggio agli automobilisti che lo attraversano, ma proprio quello di disquisire sulla sua utilità ed attuabilità. Che se ne stia parlando ora per racimolare qualche altro milioncino? Il dubbio viene perché adesso qualcuno riesce l’argomento come farebbe un prestigiatore di mediocre qualità con qualche problemino con l’alcol alla festa di compleanno di un bambino. Un disastro totale.

Se andate in giro a Messina e chiedete del ponte, nell’80% dei casi i Messinesi vi risponderanno che il ponte non lo vogliono! Che senso ha parlare del ponte se i diretti interessati preferiscono lo stretto così com’è?

Vedere il Paese che crede ancora che la ricetta per uscire dalla crisi economica e dalla disoccupazione siano le grandi opere, mi fa sentire di essere tornato agli anni 90, con Berlusconi sugli scudi che promette libertà, impresa e lavoro.

Non ci vuole un esperto d’economia per capire che quelle erano ricette valide per un mondo che oramai non esiste più.

Rilanciare l’economia oggi vuol dire guardare all’economia circolare, vuol dire ampliare il ventaglio dei valori che governano le nostre decisioni. Si può e si deve fare impresa, si può e si deve fare innovazione, e soprattutto si può e si deve fare il tutto all’insegna della sostenibilità, all’insegna della circolarità, magari legalizzando la marijuana come sta facendo praticamente tutto il mondo oramai e spingendo con uno sforzo nazionale coordinato la produzione e la lavorazione della canapa industriale (altro che ricavi da un ponte fantasma).

Questa è la vera sfida dei nostri tempi!

Diventare circolari, abbandonare il fossile, questo creerà non solo nuovi settori, non solo nuovi lavori, ma soprattutto ci darà la consapevolezza che possiamo evolverci CON la Natura, e non nonostante.

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