Dove punta la bussola del Ministero della Transizione Ecologica?

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Proprio in un articolo molto recente ho già espresso i miei pensieri e le mie perplessità sul Ministero della Transizione Ecologica, come sempre in questi casi mi auguro di avere torto, perché intraprendere la strada giusta è nettamente più importante che alimentare l’ego dicendo: ho ragione io.

Continuo ad augurarmi di avere torto, continuo a sperare che le persone che governano non solo il nostro Paese, ma tutto il mondo rimangano a schiena dritta seguendo un programma efficace per abbandonare il fossile e l’economia lineare. Perché dico schiena dritta?

Perché il capitalismo ed il neoliberismo ci hanno insegnato che molto spesso le multinazionali e le varie lobby hanno più potere dei governi, e che molto spesso questi ultimi si sono ritrovati ad assecondare i desideri di aziende che da sole fatturano quanto tutto il PIL Italiano.

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Ma torniamo a parlare del Ministero della Transizione Ecologica.

Abbiamo visto che dal vecchio Ministero dell’Ambiente a quello attuale, le uniche differenze sono il nome ed il fatto che ha ottenuto la delega in materia di produzione energetica, che prima invece era in mano al Ministero dello Sviluppo Economico.

Sul cambio di nome stendiamo un velo, siamo ai limiti del greenwashing.

Sulla delega in materia di produzione energetica invece possiamo esultare, o per lo meno dovremmo.

In effetti se ci pensiamo un attimo, già solo il passaggio dallo Sviluppo Economico alla Transizione Ecologica è un messaggio forte e chiaro: adesso è l’Ambiente che decide, non lo sviluppo. Ma ne siamo veramente sicuri?

Nell’articolo a cui mi riferivo prima (trovi il link cliccando qui) mi chiedevo perché il ministero della Transizione Ecologica si occupasse di idrocarburi.

Ci ho pensato un po’, poi ci ho ripensato ancora un altro po’ e mi sono convinto che è solo una questione di strategia.

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La strategia utilizzata dal Ministro Cingolani è di tipo difensivo, sta giocando in difesa per parafrasare dal gergo calcistico.

Cercare nuovi giacimenti nel territorio Nazionale ha un solo reale obiettivo: quello di ridurre le importazioni che comunque dovremo fare nel periodo di transizione, e questo si tradurrebbe in un risparmio in termini economici, nell’attesa di completare il passaggio.

Io però non mi trovo particolarmente d’accordo con questa visione. Innanzi tutto, non sarebbe bello per una volta fare il cambiamento e non subirlo?

attendiamo che le rinnovabili..

attendiamo che il prezzo del…

Si parla sempre di attesa nello Stivale, perché non sostituire invece la parola “attendiamo” con la frase “facciamo in modo“?

Facciamo questa prova mentre vi scrivo quali sarebbero i passi che dal mio umile punto di vista sarebbe meglio fare.

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Non sovvenzionando più gli idrocarburi e dando invece quelle somme alle rinnovabili facciamo in modo che la percentuale d’energia green prodotta sia sempre più alta e sempre più in fretta, così da ridurre parallelamente anche la domanda interna di petrolio, che quindi verrà importato in minori quantità.

Se da un lato stiamo aumentando la produzione d’energia green, dall’altro dobbiamo anche incentivare ancora di più l’acquisto di auto elettriche, magari anche bandendo il diesel nel 2025 e la benzina nel 2030, come già diverse nazioni come ad esempio l’Olanda sta facendo. Negli anni che ci separano poi dal 2025 e dal 2030 poi non sarebbe affatto male far pagare una tassa sull’inquinamento atmosferico alle auto benzina e diesel, in modo da favorire ancor di più il passaggio e per recuperare anche qualche fondo extra che in questo periodo d’investimenti non fanno mai male.

La nuova partita è a chi abbandona il petrolio prima degli altri, chi lo farà si ritroverà in una posizione di leadership economica e geopolitica.

Ma evidentemente il governo ha scelto la strada che sembra più semplice, sembra più sicura.

Pochi giorni fa infatti il Ministero ha autorizzato 5 nuove trivellazioni sull’adriatico, così continuiamo a perforare e continuiamo ad alimentare un sistema che sta per morire come in un accanimento terapeutico, solo che li si cerca comunque di salvare una vita non di ammazzare un pianeta.

Se poi tutto questo non bastasse, Il Ministro Cingolani in un’intervista a radio Capital dice riguardo all’Ilva di Taranto:

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 “Non possiamo chiudere e mettere per strada migliaia di lavoratori, ma neanche possiamo pensare che lo stato possa intervenire su tutto. Transizione vuol dire garantire un compromesso tra ambiente e sostenibilità sociale. Io domani non mi sveglio e cambio le tecnologie di un’impresa. Non si può pensare di cambiare l’Ilva dall’oggi a domani”

Notate un certo senso d’impotenza? Notate un: “non è che può risolvere tutto lo stato”? Notate quanto il ricatto del lavoro gravi ancora sul nostro Paese?

Cos’è più importante, la salute o il lavoro?

No non è questa la domanda, questa è la domanda che fanno per farci dibattere come minchioni su una questione che appartiene prettamente alla sfera personale, in sostanza ognuno ha la propria opinione che è comunque giusta, siamo nel regno dei valori, ed ognuno di noi ha i propri valori preferiti.

La domanda invece, dovrebbe essere questa:

Perché devo scegliere tra salute e lavoro? Le voglio entrambe!

Tenere sotto ricatto la citta di Taranto (ma non è la sola in Italia sapete…), è una delle cose più meschine che si possano fare.

Taranto esisteva prima dell’Ilva ed esisterà anche dopo! Oggi a Taranto non ci va più nessuno tranne che per motivi di lavoro perché la gente ha paura di respirare quell’aria. vi sembra giusto?

Taranto dovrebbe chiudere quella maledetta fabbrica e puntare su qualcosa di diverso, di pulito.

E adesso qualcuno mi dirà, ma sai che quell’altoforno rappresenta la parte più importante della produzione sider…bla bla bla.

Quel posto è vecchio, casca a pezzi e rimetterlo a nuovo costerebbe un occhio. Ma prima o poi bisognerà fare qualcosa! se dobbiamo ambire all’impatto zero, mal che vada tra 20 anni dovrà essere smantellato, ma allora perché non progettarne un altro, magari in un diverso luogo, magari un po’ più lontano dai centri abitati, e magari che sia anche ecocompatibile? Non stiamo mica parlando di cose della luna, sapete? In Austria ne inaugureranno uno a breve.

Perché in Italia non si può fare?

Perché in Italia c’è ancora il ricatto salute o lavoro?

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