Pini di Roma sotto attacco incrociato, chi li minaccia?

Cosa sarebbe Roma senza i suoi Pini? Quei Pini che hanno ispirato Ottorino Respighi nella composizione della sua opera che proprio ai Pini ha dedicato, “I Pini di Roma”. Quei Pini che il pittore Aleksander Gierymski ha immortalato nel suo quadro “I Pini di villa Borghese”.

“I Pini di villa Borghese”, di Aleksander Gierymski

Ma perché parliamo oggi dei Pini di Roma?

Noi di greenStuff insieme ai Difensori della Natura il gruppo facebook per le tematiche ambientali più grande d’Italia, abbiamo da poco lanciato una nuova iniziativa che abbiamo chiamato S.O.S. Difensori, un progetto ambizioso che si pone l’obiettivo di raccontare (e non solo) tutte le problematiche relative all’ambiente che viviamo tutti i giorni in tutte le città dello stivale, partendo dalle VOSTRE segnalazioni, che potete fare inviandoci una mail a difensoridellanatura@greenstuff.blog oppure semplicemente cliccando qui e compilando il format di contatto.

Il primo S.O.S. che abbiamo ricevuto è stato quello di Francesca Marranghello, che ci ha contattato ed inviato questo video:

Ecco scoperto quindi (se avete visto l’S.O.S. di Francesca), il primo nemico dei Pini a Roma, la Toumeyella parvicornis più comunemente conosciuta col nome di cocciniglia tartaruga, chiamata così sia per la sua somiglianza con la coccinella (che però è un suo predatore), sia per il guscio sul suo dorso duro e simile a quello della tartaruga.

Questo articolo ha le premesse di essere molto lungo rispetto ai nostri usuali standard, così non lo voglio ulteriormente appesantire ed allungare spiegando nel dettaglio come la cocciniglia in pratica soffochi l’albero di Pino, ma detto molto sommariamente, la cocciniglia si nutre della linfa dell’albero, rilasciando poi a sua volta un’altra sostanza vischiosa e di colore scuro su cui poi cresce un fungo, che letteralmente impedisce all’albero di avviare il processo della fotosintesi, portando l’albero così a morire per asfissia.

colonia di cocciniglie tartaruga su un ramo di Pino

La situazione è molto grave perché questo insetto è una specie aliena all’ecosistema del mediterraneo ed essendo “al di fuori” della catena alimentare non esiste qui un reale antagonista naturale che possa frenare la sua corsa ai Pini, la mano dell’uomo in questo caso è necessaria per ristabilire l’equilibrio perduto.

Il problema della cocciniglia in Italia però non è una novità, già dal 2013 alla sua prima comparsa nel Napoletano ha mietuto migliaia e migliaia di vittime (si sto parlando dei Pini…) in tutta la Campania, e la situazione sta peggiorando.

Peggiora perché la cocciniglia cresce, prolifera e si espande, tant’è che già da almeno tre anni, i Pini a Roma sono malati.

Nel 2013 la situazione era preoccupante, non si riusciva a capire come poter arrestare questa epidemia, l’unica soluzione era abbatterli per evitare che a lungo andare diventassero un pericolo per le persone di passaggio. Ma oggi da quella prima volta son passati 8 anni e grazie alla ricerca effettuata dall’Università Federico II di Napoli, abbiamo una soluzione.

Si chiama Abamectina, ed è una sostanza derivata dalla fermentazione di alcuni batteri. Il trattamento chiamato endoterapico consiste in un’iniezione di questa sostanza direttamente all’interno dell’albero attraverso il tronco. L’Abamectina una volta all’interno si mischia con la resina e sale fino in cima, dove la cocciniglia se ne nutrirà, morendo. Il trattamento è stato già sperimentato con una percentuale di successo del 95%, ed è già stato approvato dal ministero della Salute.

Potremmo finire qui augurandoci che quel 5%alla fine non esista, tirando così un sospiro di sollievo.

Ma siamo in Italia, le cose non sono mai semplici come sembrano…

Si perché il Ministero della Salute ha autorizzato si il trattamento endoterapico, ma solo per una finestra di 120 giorni iniziati già alla fine del mese di maggio. A conti fatti la finestra si chiuderà alla fine di settembre, ergo non c’é assolutamente tempo da perdere.

Qual è allora il problema? Perché nel titolo abbiamo parlato di un fuoco incrociato?

Vero, abbiamo parlato di fuoco incrociato e questo fa presupporre che ci sia più di un nemico per i Pini di Roma, ma chi è questo nemico?

Se il nemico numero uno dei Pini in questo momento è la cocciniglia tartaruga, il secondo è sicuramente l’uomo, o meglio l’amministrazione che sta affrontando il problema dell’infestazione.

Nonostante la cura sia stata scoperta, verificata, autorizzata ed udite udite, molto più economica degli abbattimenti (si calcola che curare un Pino costi circa 10 volte di meno che abbatterlo), l’amministrazione romana ha comunque stanziato circa 60 milioni di euro per gli abbattimenti dei Pini infestati dalla Toumeyella parvicornis.

Sembra assurdo ma è così.

Anche se una cura c’é, anche se il ministero ha autorizzato solo per 120 giorni il trattamento su larga scala, l’amministrazione preferisce abbattere gli iconici Pini anziché tentare di salvarli tutti. E se si considera che nell’Hinterland romano ci sono circa un milione e 200 mila Pini, il disastro ambientale (e non solo) sembra ormai alle porte.

Ma perché si continua a perseguire la strada degli abbattimenti nonostante costino 10 volte di più?

Perché non esistono ditte nel romano in grado di effettuare trattamenti endoterapici?

Perché non c’é la possibilità di chiamare aziende provenienti da fuori Roma?

Perché si preferisce alimentare un business piuttosto che risolvere un problema?

Perché le ditte su Roma non si attrezzano per l’endoterapia?

Perché le perizie per determinare se un albero è da abbattere o meno le effettuano le stesse ditte che poi eseguono l’abbattimento?

Perché queste perizie non vengono effettuate con le strumentazioni disponibili, ma piuttosto vengono effettuate solo perizie visive?

Non ho le risposte a queste domande, mi piacerebbe farle a qualcuno dell’amministrazione romana.

Questa storia è strana, non si capisce come si possa preferire una soluzione dannosa e costosa (gli abbattimenti) rispetto ad una che preservi gli alberi e che costi di meno.

D’altronde se pure per assurdo non si voglia considerare il problema ecologico, la matematica resta una non opinione:

Se 60 milioni ci sono per abbattere, non si capisce come si possa affermare che non si trovano 6 milioni per salvare!

Amministrazione ve la butto li, se li prendete da quei 60 ve ne resteranno 54, che poi non vi serviranno più per quello scopo e li potreste investire nella lotta alla spazzatura cittadina. così per dire.

S.O.S. DIFENSORI una voce tanti cori!

Abbiamo parlato con Francesca Marranghello nell anostra prima puntata di S.O.S. DIFENSORI, in onda ogni lunedì h19.00 sul nostro canale youtube e la nostra pagina facebook.

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