Riassuntone cop26 | deepGreen podcast 22-11-2021

ogni cosa che puoi immaginare, la natura l’ha già creata

Albert Einstein
versione podcast, disponibile anche su spotify, facebook e google podcast
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Buongiorno amici e benvenuti, sono Gab Ferrari e state ascoltando deepGreen, il nuovissimo podcast di greenstuff.blog fuori ogni mattina dal lunedì al venerdì ad orario variabile.

In questo podcast vi porteremo quotidianamente notizie legate al mondo della ricerca scientifica, del benessere, della sostenibilità e del cambiamento climatico, l’analisi delle problematiche e delle possibili soluzioni di quella che è ad oggi la più grande minaccia alla sopravvivenza dell’uomo (e non solo) su questo pianeta. Il tutto sempre cercando (dove possibile) di alleggerire degli argomenti che oggettivamente leggeri non sono proprio per niente!

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E come potevamo non partire parlando della cop26, la conferenza annuale organizzata dall’ONU sul clima arrivata alla sua 26esima edizione, tra l’altro quella più seguita di sempre non solo dai media, arrivati a Glasgow in massa, ma anche da gente comune, giovani e meno giovani tutti uniti aspettando un buon esito della conferenza, che doveva essere quella decisiva, per intraprendere globalmente un’azione concreta e rapida per risolvere la crisi climatica.

Bene, anzi male perché queste promesse sono state di fatto praticamente infrante, e la cosa sinceramente non mi sorprende, perché quando si riuniscono così tante nazioni, con background ed economie profondamente diverse, alla fine non si riesce mai ad incidere sul serio perché ogni nazione semplicemente cerca di ottenere quello che le sta a cuore maggiormente, se si pensa ad esempio alle nazioni insulari, quelle formate da arcipelaghi di isole, la loro maggiore preoccupazione riguarda l’innalzamento dei mari, e quindi tenere sotto controllo l’innalzamento delle temperature è fondamentale, ci sono invece nazioni come l’India ad esempio, che invece ha una fortissima dipendenza dal carbone, che invece ha tutto l’interesse di ritardare l’uscita definitiva da questa fonte fossile e così via..

Queste negoziazioni sono talmente complicate che si riesce a dibattere anche ore intere su un singolo termine, perché anche una parola in più o in meno in documento ufficiale e condizionante può fare la differenza, tanto è vero che alla fine è durata un giorno in più del previsto.

A rendere ancora più complicata la vicenda, c’era anche il fatto che, come ovvio, le nazioni partecipanti avevano dei delegati che molto spesso non avevano nemmeno potere contrattuale, avendo ricevuto dai propri governi mandati precisi, ecco perché Boris Johnson in uno dei suoi interventi ha pubblicamente chiesto ai vari capi di stato di concedere più spazio di manovra ai propri delegati per non far naufragare l’evento.

Alla fine un accordo lo hanno raggiunto, sul filo di lana dell’extra day ma l’hanno raggiunto. Ed anche se non è stato ancora pubblicato ufficialmente, siamo già a conoscenza di quello che è successo li dentro.

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Adesso, io non voglio analizzare i risultati finali con certosina precisione perché non avendo il documento ufficiale da analizzare, non sono ovviamente in grado di farlo, ma posso commentare tutto quello che è già trapelato, le indiscrezioni e le mie opinioni al riguardo.

E proprio da queste voglio partire, dalle mie sensazioni durante quelle due settimane.

Prima che cominciasse l’evento, provavo un senso d’attesa snervante, non vedevo l’ora che iniziasse per seguire tutto passo dopo passo, ma una volta cominciata, anzi ad essere onesti dopo qualche giorno, ho avuto come la sensazione che per molti (anzi molte visto che intendo le nazioni) si fosse li solo perché il rumore degli attivisti, degli scienziati e dell’opinione pubblica in generale, non per il reale motivo per cui ci si è riuniti.

Con questo filtro davanti gli occhi ho potuto vedere nazioni del terzo mondo (quelle più colpite dagli effetti dei cambiamenti climatici), chiedere sia di fare di tutto per limitare l’innalzamento oltre i 2 gradi, sia una maggiore solidarietà e quindi contributi economici per contrastare i danni nei loro paesi perpetrati dai cambiamenti climatici in atto; e poi ho visto le nazioni “ricche” diciamo così, aggiungere parole tipo “inefficienti” nella bozza che riguardava i sussidi ai fossili, rimodellando la frase da:

“Chiamare le parti ad accelerare il phase-out dal carbone ed eliminare i sussidi ai combustibili fossili”

a

“Sforzi verso il phase-out del carbone unabated e i sussidi fossili inefficienti.”

Vedete come giocano con le parole? e non solo… I termini sono importanti, fanno tutta la differenza del mondo. Anche perché questa non è nemmeno l’ultima versione, poco prima della fine del convegno l’India ha proposto di sostituire phase-out con phase-down, in pochi hanno dissentito, la modifica è passata.

Sono proprio queste le cose che fanno imbestialire!

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In sostanza, e per fare un quadro riassuntivo di una cop fallimentare, si doveva stoppare la deforestazione, che sappiamo tutti essere la nostra arma n1 alla CO2, la si doveva stoppare ora, ma li stopperà nel 2030, forse.

Si doveva dare una chiara ed inequivocabile data per l’uscita dalle fonti fossili, e considerando le frasi che vi ho citato prima, manco col binocolo.

Si doveva creare un fondo (peraltro già approvato anni fa) di 100 miliardi di dollari per aiutare i paesi in difficoltà da calamità naturali dovute al riscaldamento globale, e di miliardi, forse ne hanno raccolti una ventina. E anche li, i paesi che li avrebbero dovuti ricevere parlano di risarcimento dato che la maggior parte delle emissioni non le fanno loro, mentre quelli che li dovevano cacciare fuori i soldini, (che sono poi quelli che di emissioni ne fanno per tre Terre), volevano darli in prestito.

Si sarebbe dovuto parlare di materiali, di economia circolare, di lotta alla sesta estinzione di massa che sta cominciando a verificarsi ormai da qualche tempo, di biodiversità.

Invece si continua a ripetere il mantra dei mille miliardi di alberi, c

he più di uno slogan da greenwashing non è.

Come ho detto non voglio analizzare il tutto nel dettaglio perché non possiedo ancora il documento, ma diciamo che oltre l’Italia (co-host fantasma), è mancata la parola che più serviva, concretezza.

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Siamo arrivati alla fine della nostra prima puntata di deepGreen il nostro nuovissimo podcast che potete ascoltare su spotify, facebook e google podcast, dal lunedì al venerdì mattina ad orario oscillante!

Gab per voi qui da greenstuff è tutto, #letsspreadgreen

Prossimo episodio di SOS DIFENSORI

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