L’Italia trivella l’artico | deepGreen podcast 23-11-21

“Dimenticate le questioni razziali e religiose: è il petrolio il motore di ogni conflitto”

Edward Harris, attore, regista, scrittore, produttore cinematografico
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Buongiorno amici di greenStuff e bentornati su deepGreen, il nuovo podcast di greenStuff.blog fuori ogni mattina dal lunedì al venerdì su spotify, e facebook.

Oggi è tra l’altro martedì 22-Novembre, e stasera saremo LIVE alle h19.00 su Youtube, Facebook e Twitch con il nostro format settimanale “SOS DIFENSORI”. E visto che ci siamo, vi dico che se avete problemi legati all’ambiente nella vostra città, allora mandateci il vostro SOS a difensoridellanatura@greenstuff.blog oppure più semplicemente andate sulla homepage del nostro sito web e scrollando verso il basso, troverete il formato per mandarci il vostro SOS.

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Ma questo è deepGreen, e oggi continuiamo sulla falsa riga di ieri parlando un po’ più nello specifico della nostra Nazione, dato che ieri riguardo l’Italia ci siamo semplicemente limitati a dire che è stata un co-host fantasma.

Co-host insieme al Regno Unito, proprio perché in Italia poco tempo fa si sono tenuti i convegni del G20 e della pre-cop26, il che ci ha fatto sperare per un ruolo determinante della nostra nazione nella buona riuscita della 26° conferenza sul clima organizzata dalle Nazioni Unite.

Una speranza tradita come abbiamo già detto anche ieri, ma la cosa non rappresenta una novità, infatti conoscendo la politica di questo governo ed il lavoro svolto dal ministero della transizione ecologica fino adesso, diciamo che si sono confermati alla grande nella loro mediocrità.

Noi di greenStuff ci siamo già espressi diverse volte con articoli e anche qualche video su youtube riguardo all’operato del nuovo superministero, criticando la mancanza di visione e la troppa accondiscendenza nei confronti delle lobby del petrolio.

Siamo sinceri, questo ministero cos’ha fatto finora?

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Ha cambiato nome innanzi tutto, il che doveva rappresentare un cambio di rotta, un segnale per tutti che la musica stava cambiando e che l’Italia era in prima linea nella lotta ai cambiamenti climatici, ha anche ottenuto più potere, visto che alcune materie sono passate dall’essere oggetto del ministero delle finanze a quello della transizione ecologica, ci aspettavamo di più, molto di più.

Invece cos’ha fatto realmente il nostro superministro con il suo superministero?

Ha prodotto un PNRR che è stato criticato dall’unione europea, dove si continua a foraggiare l’Eni nazionale (che è una delle 100 aziende responabili della situazione attuale) e non solo, con i finanziamenti alle fonti fossili (non si conosce il dato ma si parla di circa 13-18 miliardi di euro quest’anno), con l’autorizzazione a nuove esplorazioni ed estrazioni nel territorio Italiano, con dichiarazioni infelici come quella sulla transizione che sarà un bagno di sangue o quella in cui si lava goffamente le mani dalla questione Taranto dicendo che la politica non può occuparsi di tutto (ora su queste affermazioni stendiamo un velo pietoso, perché in un paese normale si sarebbe dovuto dimettere, se non dopo la prima, su quella di Taranto sicuramente avrebbe dovuto).

In realtà i problemi del PNRR sono molti di più, dai pochi fondi destinati all’economia circolare, al CSS di Ravenna, quei soldi si dovevano investire per cose serie e che avrebbero prodotto effetti moltiplicatori sulla velocità e l’efficienza di una transizione che sta forse cominciando adesso, ma che in realtà sarebbe già dovuta avvenire da tempo.

Ok avendo ricapitolato e chiarito bene o male come la pensiamo sull’operato di questo ministero, possiamo capire meglio quello che è emerso dalla cop26 riguardante l’Italia, e quello che sta succedendo nelle prime settimane post-cop26.

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Avremmo dovuto mandare i ghostbusters alla ricerca del tricolore a Glasgow nelle scorse settimane, e probabilmente gli unici Italiani che avrebbero trovato sarebbero stati degli attivisti e i ragazzi di @destinazioneCop, un gruppo di ragazzi, recatisi li a seguire l’evento dell’anno dando aggiornamenti h24 per tutte e due le settimane della conferenza. A loro va il mio personale ringraziamento, perché tra tutti i media che ripotavano notizie da Glasgow, loro sono stati i più puntuali, precisi ed appassionati, in una parola i migliori.

Ricorderemo l’Italia alla cop26 per un’unica cosa, la firma del BOGA (Beyond Oil and Gas Alliance, ndr) che impegna le nazioni aderenti a non finanziare più alcuna attività esplorativa ed estrattiva al di fuori dei propri confini nazionali. A promuovere l’iniziativa sono state rispettivamente la Danimarca e la Costa Rica, a cui poi si sono aggiunte Francia, Groenlandia, Irlanda, Quebec, Svezia e Galles. Vediamo poi dei membri associati come California, Portogallo e Nuova Zelanda, ed infine l’Italia, che firma come amico dell’alleanza, senza esserne veramente dentro, e senza sottoscrivere quindi il divieto di nuove trivellazioni all’estero.

Apriamo una parentesi? Apriamo una parentesi.

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Cosa cazzo vuol dire firmare come amico? Un trattato lo si firma o non lo si firma, ci si crede o non ci si crede. Cosa vuol dire firmare come amico e sostenitore dell’iniziativa senza poi farne veramente parte? Senza poi essere obbligato a rispettarne i termini? E’ o non è questa un’operazione di greenwashing? Io dico di si.

Dico di si perché è l’unica nota per cui si è parlato dell’Italia durante le due settimane a Glasgow, non una proposta, non uno straccio di visione.

Oramai è chiaro che i primi due artefici di greenwashing in Italia siano lo stato e l’Eni, seguiti da una purtroppo lunghissima lista di brand e aziende, grandi e piccole. Qualcuno dovrebbe fare una legge su sto greenwashing, e far pagare multe salate a chi lo prepreta, certo ma chi la farà mai una legge del genere se il governo ne è l’emblema?

Ricordo una massima sulla leadership che diceva: il leader può dire quello che vuole, ma se i suoi comportamenti vanno nella direzione opposta come ci si può mai aspettare che gli altri lo seguano? Beh più o meno ricordo che era così… It doesn’t matter il succo quello è.

Ok parentesi finita, torniamo a noi, o meglio al ministero post-cop26.

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Quindi fantastico, l’Italia ha firmato il BOGA! huuuu, siamo pronti già pronti per emissioni nette zero! N-no!

L’Italia sta per finanziare trivellazioni nell’artico.

No non sto scherzando, lo stanno facendo veramente.

E’ notizia fresca fresca che hanno confermato per conto del Governo Italiano l’ok alla trivellazione nell’artico, con la garanzia d’investire soldi che possono andare dai 500 milioni al miliardo di euro.

First reaction: Shock! citandone un altro che vabbè lasciamo perdere…

Ci sono due considerazioni da fare al riguardo, una politica e una scientifica.

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Partiamo da quella scientifica. Lo conosciamo tutti l’artico si, quel ghiacciaio al polo nord che sta perdendo massa velocissimamente a causa dell’innalzamento delle temperature, che causerà l’innalzamento dei mari e la desalinizzazione degli oceani andando ad intaccare di conseguenza direttamente il clima di Europa e Nord America? Ecco si, quello.

Vogliono trivellare li, in uno degli ecosistemi più fragili e minacciati al mondo.

Quali potrebbero essere le conseguenze? ve lo lascio immaginare… inquinamento delle acque, del suolo, dell’aria, possibile riduzione dell’effetto albedo che mai come adesso è importante per riflettere una quota dei raggi solari ecc…

E le considerazioni politiche?

Non ho ancora visto sollevarsi la marea di critiche con cui spero venga travolto il ministero della farsa ecologica, a parte Eleonora Evi, (europarlamentare ed una dei leader di Europa Verde – Verdi, che stimo molto per come svolge la sua professione politica, ndr) ma mi aspetto uno tsunami, provo a cominciare io.

Sapete l’ultima persona che ha messo in pericolo l’artico chi è stata? No perché qua si fa sempre fatica a ricordare le cose, è stato Donald Trump durante la sua presidenza ad aver distribuito concessioni petrolifere nell’artico, suscitando lo sdegno non solo degli ecologisti ma di quasi tutto il mondo “senziente”. Per fortuna Biden cancellò quel provvedimento non appena si è insediato, e quella volta, l’abbiamo scampata bella, e adesso chi li ferma? Adesso chi dice che Cingolani è come Trump?

Siamo veramente sicuri che quest’uomo sia in grado di guidare l’Italia attraverso una transizione che per sua ammissione sarà un bagno di sangue? E poi un bagno di sangue per chi? Per i petrolieri o per i comuni mortali?

Continuare ad informare ed informarsi è l’unica strada per acquisire consapevolezza, per risolvere la crisi climatica c’è bisogno della pressione dell’opinione pubblica.

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Amici siamo arrivati alla fine di questa puntata di deepGreen, il podcast di greenstuff.blog, ogni mattina dal lunedì al venerdì su spotify e facebook.

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GAB qui per voi, da greenStuff è tutto #lettspreadgreen

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Per chi si fosse perso l’episodio di ieri

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