🔎 E-BUS gratuiti in città? | deepGreen podcast 25-11-21

E’ necessario abbracciare il cambiamento se l’alternativa è il disastro

Elon Musk
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Buongiorno amici di greenStuff, GAB qui per voi e benvenuti su deepGreen, il podcast di greenStuff.blog.

Come ogni giorno, la citazione non è messa a caso! Infatti oggi ci occupiamo di uno studio sviluppato dall’università di Leeds, che riguarda la mobilità urbana in ottica emissioni.

Uno studio molto interessante che in pratica traccia una nuova rotta possibile per diminuire le emissioni dei veicoli nelle nostre città, favorendo lo sviluppo di una mobilità pubblica elettrificata ed udite udite, gratuita.

Ma, come sempre prima di cominciare lasciatemi ricordare che il deepGreen podcast è disponibile sul canale spotify di greenStuff.blog, quindi supportateci seguendo il canale ed attivando la campanella, per rimanere sempre aggiornati sui futuri episodi del podcast che escono ogni mattina dal lunedì al venerdì.

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Con il primo lockdown causato dalle polveri sottili a Nuova Delhi, dove ci sono ricordiamolo 11 centrali a carbone che sommate alle emissioni delle automobili hanno fatto sfondare di brutto il limite delle polveri sottili stabilito dall’OMS, il tema della mobilità cittadina torna in auge anche da noi in Italia che, anche se non per colpa del carbone ma piuttosto della conformazione geologica dello stivale, si ritrova nelle medesime condizioni (anche se più attenuate) nella pianura padana.

Tra l’altro tornando per un attimo all’india, questa condizione d’emergenza si è verificata solo dopo quattro giorni dalla fine della cop26, dove proprio l’India si è resa protagonista di una delle modifiche in estremis più brutte della storia della cop, con il suo sostituire “phase out” con “phase down“. Possiamo chiamarla una vendetta della natura? No perché la natura non c’entra niente, non è stata mica una calamità naturale a causare il lockdown, ma loro stessi con la loro carbon addiction. Però ecco, diciamo che cogliamo l’ironia della cosa.

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La necessità di sviluppare nuovi modi per gestire emissioni ed inquinamento nelle città si fa sempre più impellente, anche a causa dei cambiamenti climatici stessi che causano le tanto sofferte bombe di calore nei mesi estivi, ma soprattutto per il problema delle polveri sottili, le famose pm10 e pm2.5 che secondo l’OMS causano la morte precoce di circa 18 milioni di persone nel mondo.

Il problema della viabilità urbana è veramente complesso, varia da città a città ma sostanzialmente sempre complesso rimane, questo perché bisogna considerare molti fattori nella sua risoluzione come le necessità individuali dei cittadini, il trasporto pubblico diciamo non eccelso per fare un eufemismo, ma anche la topografia stessa delle città che a volte complica le cose ecc. Ma nonostante le difficoltà, una soluzione per far respirare alle persone aria degna di essere considerata tale deve essere trovata, vediamo quindi cosa è emerso dallo studio dell’università di Leeds, magari potrebbe indicare una strada percorribile da seguire.

Per spiegare il loro studio però dobbiamo fare necessariamente una premessa, dobbiamo parlare di uno degli strumenti che diversi paesi adottano già da qualche tempo (in alcuni casi anche da 30anni) per limitare le emissioni di aziende e privati cittadini, la Carbon Tax.

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La carbon tax è come suggerisce il suo nome una tassa sulle emissioni di carbonio, che dovrebbe in maniera graduale scoraggiare le emissioni di CO2 in favore di pratiche più ecologiche. Molti stati in realtà l’hanno adottata già da qualche tempo, la prima fu la Finlandia nel lontano 1990, alla quale seguirono a stretto giro Svezia e Norvegia (1991), Danimarca (1992).

Bisogna aspettare il nuovo millennio per allungare la lista con: Svizzera, Cile, Argentina, SudAfrica, Canada, Portogallo, Francia, Spagna, Messico, Colombia, Polonia, Ucraina, Lituania, Estonia, Giappone e per ultima proprio l’anno scorso si è aggiunta anche la Germania.

C’è però qualche controversia sulla carbon tax, perché risulta essere una tassa che, così per come è stata “partorita” grava sulle fasce più deboli dato che è un tipo d’imposta che applica la stessa aliquota fiscale a tutte le fasce di reddito, non considerando come l’impronta di carbonio sia notevolmente diversa da famiglia a famiglia proprio sulla base del reddito a disposizione.

Ora, aliquota a parte io credo che una giusta carbon tax sia doverosa, non tanto per il fatto di far pagare chi emette ma proprio perché il fine è proprio quello di ridurre le emissioni.

Lo studio dell’università di Leeds parte proprio da qui, dall’analisi che la carbon tax ricade per la maggior parte proprio sulle fasce più deboli della popolazione e dalla ricerca di una soluzione che possa mantenere se non aumentare l’efficacia stessa della tassa sul carbonio e contemporaneamente non gravare sulle persone con basso reddito. Premesse importanti.

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In pratica i ricercatori hanno considerato come re-investire i soldi derivati dalla carbon-tax, per ridurre attivamente le emissioni e l’utilizzo di carburante nei trasporti cittadini, senza danneggiare il portafogli delle famiglie meno abbienti, anzi.

Lo studio afferma che utilizzando gli introiti derivati dalla carbon tax per acquistare e mantenere un servizio pubblico di bus elettrificato e gratuito aiuta a redistribuire la disuguaglianza iniziale della tassa stessa riuscendo inoltre ad abbassare le emissioni di energia domestica del 13.4% e di carburante del 23.8%, non male!

La ricerca è stata condotta dalla Dott.ssa Milena Buchs, Professore Associato di Sostenibilità, Economia e Transizioni a basso tenore di carbonio presso il Sustainability Research Institute di Leeds. Ha detto: “Politiche climatiche rigorose, comprese le tasse sul carbonio sull’energia domestica e sui carburanti, faranno probabilmente parte delle strategie del governo per raggiungere gli obiettivi climatici, ma pongono oneri maggiori sulle famiglie a basso reddito rispetto a quelle ricche. I governi devono urgentemente rendere più eque le politiche climatiche trovando modi che possano compensare le persone svantaggiate“.

E continua dicendo: “Fornire alle persone opzioni di vita ecologiche, come l’elettricità verde gratuita e il trasporto pubblico gratuito , è promettente perché è ridistributivo, consente di risparmiare emissioni e riduce la povertà di carburante e trasporti“.

Ma come sono arrivati a questa conclusione?

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Per prima cosa hanno analizzato i dati sulla spesa delle famiglie per l’energia domestica e il carburante per motori di 275.614 famiglie in 27 paesi europei, forniti dall’European Household Budget Surveys (HBS). I dati sulla spesa sono stati combinati con i fattori di emissione per stimare le emissioni annuali di gas serra per famiglia.

Dopo di che hanno esaminato l’impatto dell’introduzione di due diverse strategie di compensazione per mitigare l’impatto delle nuove tasse sul carbonio sulle famiglie a basso reddito, ed hanno scoperto che restituire denaro attraverso rimborsi fiscali, senza introdurre ulteriori investimenti a basse emissioni di carbonio come elettricità rinnovabile o trasporti pubblici, comporterebbe solo piccole riduzioni delle emissioni di energia domestica e di carburante.

Al contrario, l’introduzione di voucher verdi universali con una maggiore produzione di elettricità rinnovabile e trasporto pubblico ridurrebbe le emissioni di energia domestica del 13,4% e le emissioni di carburante del 23,8%.

Tutto questo presuppone che esista una carbon tax ovviamente ed al momento l’Italia ne è sprovvista, ma mai dire mai, ed in ogni caso il problema del traffico connesso al problema dei trasporti pubblici, in Italia esiste, che sia questo il modo di cogliere due piccioni con una fava?

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Amici siamo arrivati alla fine del podcast di oggi, vi ricordo di seguirci sul nostro canale spotify ed attivare la campanella, così da non perdervi i prossimi episodi di deepGreen, il podcast di greenStuff.blog, seguiteci anche su tutti nostri social.

GAB per voi, qui da greenStuff è tutto #letsspreadgreen

Per chi si fosse perso l’episodio di ieri

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