Come trasformare CO2 in roccia | deepGreen podcast 29-11-21

“Ci vogliono sia il sole sia la pioggia per fare un arcobaleno.”


MARCIA GRAD POWERS
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Buongiorno amici e amiche e buon lunedì dai microfoni di greenStuff, GAB qui per voi su #deepGreen il podcast di greenStuff.blog fuori ogni mattina dal lunedì al venerdì sul nostro canale spotify che sta già crescendo dopo solo una settimana di programmazione, il che ci rende molto felici ed orgogliosi di fare qualcosa che apprezzate, grazie, semplicemente grazie. Colgo l’occasione quindi per ricordare che seguire il nostro canale spotify ed attivare la campanella è in questo momento il miglior modo per sostenere il progetto di greenStuff.blog, quindi se non l’avete ancora fatto fatelo, e adesso godiamoci il podcast di oggi.

Volevamo cominciare la settimana con qualcosa di più leggero e più allegro, per iniziarla al meglio e senza ulteriori pensieri cupi addosso, e così oggi parliamo di quello che potremmo definire quasi un albero artificiale. Ovviamente non è un albero artificiale, non ha né la forma né niente insomma che ci possa far pensare ad un albero se non per un unico fattore, è una macchina che sottrae CO2 dall’atmosfera.

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Si chiama ORCA ed è situato poco fuori la città di Reykjavik in Islanda, ha una struttura imponente formata da due strutture metalliche che assomigliano a dei container ma evidentemente più grandi, appoggiati su 4 blocchi di cemento armato (decisamente non assomiglia ad un albero).

Orca è capace di assorbire circa 4000 tonnellate di CO2 l’anno il che è un risultato davvero esaltante, considerando poi che il suo funzionamento è alimentato da energia rinnovabile, il suo impatto mentre lavora è quasi pari a zero, ma poi ovviamente considerando gli effetti del suo lavoro il bilancio è sicuramente positivissimissimo.

Funziona così, ci sono 12 grandi ventole che spingono l’aria attraverso un “filtro” formato da un materiale simile alla sabbia che si lega chimicamente alla CO2 atmosferica trattenendola. Questa CO2 poi viene mischiata a dell’acqua, creando una soluzione di acido carbonico che viene comunemente chiamata acqua frizzante. Sarebbe anche potabile, ma al posto di essere imbottigliata, quest’acqua frizzante viene iniettata nel sottosuolo in profondità in zone ricche di rocce basaltiche dove l’anidride carbonica proprio grazie all’interazione con il basalto innesca una serie di reazioni chimiche che la porteranno nel giro di pochi anni a diventare nuova roccia.

Questa tecnologia è una di quelle tecnologie che vengono definite tecnologie d’ingegnerizzazione climatica, o tecnologie di geoingegneria, parola quest’ultima sempre avvolta da un alone di diffidenza e timore da moltissime persone nel mondo, noi abbiamo affrontato già il tema della geoingegneria in passato, credo anzi che fosse uno dei primi argomenti che abbiamo trattato quando l’anno scorso è nato il progetto greenStuff, ma se volete possiamo comunque riparlarne in un prossimo episodio nei dettagli, per quanto la nostra opinione al riguardo posso dire che bisogna sempre approfondire qualcunque argomento, cercando sempre senza pre-concetti di capire effettivamente se una specifica tecnologia (non l’ingegneria climatica in sé) è sicura e produce gli effetti desiderati o meno.

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Nello specifico la tecnologia di ORCA è una tecnologia che pare ovvio non può danneggiare il delicato equilibrio già messo a dura prova, ma potrebbe invece darci la possibilità di ottenere un vantaggio nella corsa al frenare l’innalzamento delle temperature.

Bisogna fare ancora molti studi al riguardo di questa tecnologia, perché è stato possibile utilizzarla in Islanda che è notoriamente una terra vulcanica ricchissima di basalto, e l’acqua non manca. Ma come sfruttare questa tecnologia in un altra parte del mondo con diverse caratteristiche geomorfologiche?

La ricerca va avanti e noi la supportiamo alla grande, mentre comunque il primo ORCA è già operativo, ci si chiede come possa però questa tecnologia essere scalata e far si che si diffonda per il globo, se dietro non esiste alcun business, sappiamo tutti come va il mondo.

Bisognerà trovare un modo per renderla appetibile io credo, appetibile al mondo degli investitori, magari vendendo l’acqua frizzante piuttosto che iniettarla nel sottosuolo, ma a quel punto la sottrazione netta di CO2 non sarebbe più la stessa considerando che l’acqua frizzante si sgasa facilmente facendo quindi ritornare la CO 2 in atmosfera.

Oppure si potrebbe cercare di trasformare la CO2 in compost attraverso un processo inverso a quello della decomposizione organica, sto sparando a caso.

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Il punto è che credo fortemente nell’aiuto che potrebbe darci questo tipo di impianto, ma credo anche in quello che ho appena detto, e cioè che se non si trova il modo di abbinare un business che le possa far fare un salto la vedo dura per questa tecnologia, intendo in ottica di una sua possibile moltiplicazione in tutto il mondo, dato che con un unico impianto seppur certo che si estrarranno 4000 tonnellate di CO2 l’anno, che è la cifra emessa globalmente ogni tre secondi.

Troppo poco per pensare appunto che un solo impianto sia sufficiente, no quell’impianto sta li a lavorare e a mandare il messaggio che esiste, e che può essere costruito anche da altre parti del mondo.

Siamo arrivati alla fine del podcast di oggi amici, probabilmente domani proseguiremo su questo filone, magari parlando dei mille miliardi di alberi e di come sia totalmente campata in aria.

GAB qui per voi da greenStuff è tutto #letsspreadgreen

Per chi si fosse perso l’episodio di venerdì scorso

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